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Whistleblowing e modelli di organizzazione, controllo e gestione ai sensi del d. lgs. 231/01: il ruolo dell’organismo di vigilanza

La nuova normativa in tema di whistleblowing (d. lgs. 24/2023) ha novellato alcune disposizioni del d. lgs. 231/2001 (responsabilità amministrativa degli enti) in merito, soprattutto, ai canali di segnalazioni interna. In ragione di tale modifiche, che ruolo assume l’attività dell’Organismo di Vigilanza ai sensi dell’art. 6 d. lgs. 231/01? – di Avv. Davide Mazzucato

Il d. lgs. n. 231/2001 (relativo alla responsabilità amministrativa degli enti) prevede l’esonero dalla responsabilità per gli enti che abbiano messo in atto quanto previsto dall’art. 6 del predetto decreto, tra i quali vengono annoverati:

  • l’adozione ed efficace attuazione di un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quelli che si sono verificati;
  • l’istituzione di un organismo di vigilanza con il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del predetto modello nonché di curarne l’aggiornamento.

Con l’adozione del d. lgs. n. 24/2023 (decreto whistleblowing), il nostro ordinamento ha recepito la Direttiva (UE) 2019/1937, la quale aveva ad oggetto la riforma delle misure in tema whistleblowing, ampliandone di molto la portata rispetto alla previgente disciplina (risalente al 2017).

Gli obblighi previsti dal d. lgs. 24/2023 si applicano anche agli enti privati che abbiano adottato ed implementato un modello di organizzazione, controllo e gestione ai sensi del d.lgs. 231/01 (a prescindere dal numero di lavoratori subordinati occupati nell’ultimo anno).

Ciò detto, tra gli obblighi a carico degli enti destinatari della normativa, il d. lgs. 24/2023 annovera quello di istituire idonei canali di segnalazione interna all’azienda (sia in forma scritta sia in forma orale). L’art. 4 comma 2 di tale decreto prevede che la gestione di tali canali possa essere affidata a una persona o a un ufficio interno autonomo dedicato e con personale specificamente formato per tale attività, oppure a un soggetto esterno, anch’esso autonomo e con personale specificamente formato.

In relazione alla materia del whistleblowing, l’organismo di vigilanza ex d. lgs. 231/01 svolge un ruolo notevole. Invero:

  • l’organismo di vigilanza deve necessariamente ricevere dal Gestore delle Segnalazioni informazione immediata di ogni segnalazione avente (diretta o anche soltanto indiretta) rilevanza “231”, al fine di compiere le proprie valutazioni in sede di vigilanza e di formulare osservazioni in caso di rilievo di anomalie, nonché – più in generale – di seguire l’andamento della gestione di tali segnalazioni;
  • l’organismo di vigilanza può anche essere coinvolto dal Gestore nella valutazione della rilevanza “231” della segnalazione, laddove vi siano incertezze in merito;
  • inoltre, l’organismo di vigilanza deve in ogni caso ricevere flussi informativi periodici dal Gestore (con periodicità da definire coerentemente con i termini stabiliti dal D. Lgs. 24/2023 per il riscontro alle segnalazioni) in merito a tutte le segnalazioni (anche quelle non di rilevanza “231” o valutate come “non whistleblowing”), al fine di verificare il funzionamento del sistema e la qualità dello smistamento e al fine di intervenire a correttivo di eventuali errori di valutazione o, comunque, in ottica di costante miglioramento del modello organizzativo (ove emergano disfunzionalità dello strumento).

In ragione di quanto sopra, il modello organizzativo deve disciplinare in maniera idonea i flussi informativi tra Organismo di Vigilanza e Gestore delle segnalazioni whistleblowing, restando in ogni caso ferma l’esigenza che, quali che siano i flussi informativi concernenti le segnalazioni, venga rispettato il requisito della riservatezza dell’identità delle persone coinvolte (segnalante, segnalato e altri soggetti menzionati nella segnalazione).

Ciò detto, ci si chiede se l’Organismo di Vigilanza possa anche svolgere l’attività di gestore delle segnalazioni. Sul punto, dottrina e giurisprudenza hanno rilevato non poche criticità, tra le quali spicca la seguente: pur avendo autonomi poteri di iniziativa, l’Organismo di Vigilanza non ha alcun potere di gestione, ma ha solamente compiti di vigilanza e di controllo. Ciò è confermato anche dalla giurisprudenza di legittimità, la quale ha affermato che, nello svolgimento dei propri compiti di controllo all’interno dell’ente, l’Organismo di Vigilanza non può svolgere attività gestoria perché ciò andrebbe ad incidere sulla sua autonomia[1].

Ciò detto, sebbene non previsto da alcuna disposizione normativa, è preferibile che le cariche di Organismo di Vigilanza e di gestore delle segnalazioni siano attribuite a soggetti differenti, al fine di garantire l’autonomia e l’indipendenza circa l’operato dell’Organismo di Vigilanza medesimo. 


[1] Cassazione Penale, Sezione VI n. 23401/2022.



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