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Usufrutto su partecipazioni sociali di s.r.l.: è legittimo l’esercizio del diritto di voto dell’usufruttuario nell’assemblea che delibera la liquidazione della società

L’usufruttuario di quote sociali di s.r.l. è legittimato a porre in liquidazione la società, senza che ciò integri un’ipotesi di abuso del diritto ex art. 1015 c.c. ai danni del nudo proprietario o perimento della cosa ex art. 1014 c.c. – di Avv. Francesca Scapin

Nel caso da cui trae l’ordinanza in commento, la ricorrente (in qualità di nuda proprietaria del 50% del capitale sociale di s.r.l., di cui era, invece, usufruttuaria la madre) adiva il Tribunale di Milano chiedendo, in via principale, di trasferirle il diritto di voto (spettante alla madre usufruttuaria) relativamente alle delibere della società per lo scioglimento della stessa e, in subordine, di inibire all’usufruttuaria l’esercizio del voto rispetto a dette delibere.

Per la ricorrente, la (prevedibile) delibera di scioglimento volontario della società integrava, invero, un’ipotesi di abuso del diritto dell’usufruttuario ex art. 1015 c.c., perpetrato ai danni dei diritti del nudo proprietario (e, quindi, della sua aspettativa di godimento dei beni futuri), vieppiù considerando che, per la nuda proprietaria, la decisione dell’usufruttuaria non era sorretta da alcun oggettivo motivo nell’interesse della società, quanto invece da intenti emulativi e finalità ritorsive in danno della nuda proprietaria stessa.

L’usufruttuaria, resistente, si costituiva in giudizio contestando sia in fatto che in diritto le domande ed eccezioni avversarie, in quanto infondate in fatto e in diritto, concludendo quindi per il loro rigetto.

Con ordinanza n. 361/2023 del 21 agosto 2023, il Tribunale di Milano rigettava il ricorso della nuda proprietaria, affermando che “lo scioglimento della società, anche se provocato dall’usufruttuario con il proprio voto o la propria condotta (nella specie: l’impossibilità di funzionamento dell’assemblea per l’insanabile dissidio tra i titolari delle partecipazioni sociali), non costituisce perimento della cosa ai sensi dell’art. 1014 c.c. né abuso dell’usufruttuario ai sensi dell’art. 1015 c.c. Lo scioglimento dell’organizzazione societaria e la conseguente liquidazione del suo patrimonio, infatti, non estingue i diritti sociali, ma li trasforma in diritto alla quota di liquidazione, sicché il nudo proprietario non soffre nessun pregiudizio per il mero fatto dello scioglimento della società cui partecipava”.

Per il Tribunale, poi, era infondata anche l’eccezione della ricorrente secondo cui, se lo statuto della società non pone espressi limiti all’esercizio del diritto di voto in capo all’usufruttuario della quota di s.r.l., a quest’ultimo sarebbe sempre precluso il voto sulla liquidazione della società; voto che, in tesi della ricorrente, lederebbe i diritti “dominicali” del nudo proprietario sulla quota, così determinando la trasformazione della res e, quindi, l’impossibilità della restituzione della partecipazione con la conseguente estinzione dell’usufrutto ex art. 1014 c.c.

Sul punto, il Tribunale di Milano, nel rigettare detta eccezione, affermava che, a ritenere fondato il rilievo della ricorrente, “si giungerebbe in tal caso a limitare – indirettamente – il diritto di voto spettante all’usufruttuario, nel silenzio della legge e dello statuto, a seconda che l’oggetto della delibera sia idoneo o meno ad insistere sulla consistenza patrimoniale della quota. Soluzione impraticabile de iure condito (in tal senso si veda anche Cass. 19 agosto 1997 n. 7614). Del resto, la particolarità della res nel caso di usufrutto insistente su partecipazioni societarie, impone di valutare la condotta dell’usufruttuario con ottica diversa e più ampia rispetto a quella strettamente “dominicale”, essendo il valore della partecipazione connesso alla consistenza patrimoniale della società ed alla concreta possibilità che l’ente possa continuare ad esercitare attività economica in forma collettiva. Sicché, in caso di conflitto insanabile fra i soci e di stallo societario, la liquidazione potrebbe risultare l’unico esito ex lege perseguibile”.



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