logo la Trifora - newsletter di casa & associati di aggiornamento giuridico

La riforma della responsabilità dei sindaci

I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura dell’incarico; sono responsabili della verità delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio.

Al di fuori delle ipotesi in cui hanno agito con dolo, anche nei casi in cui la revisione legale è esercitata da collegio sindacale a norma dell’articolo 2409-bis, secondo comma, i sindaci che violano i propri doveri sono responsabili per i danni cagionati alla società che ha conferito l’incarico, ai suoi soci, ai creditori e ai terzi nei limiti di un multiplo del compenso annuo percepito, secondo i seguenti scaglioni: per i compensi fino a 10.000 euro, quindici volte il compenso; per i compensi da 10.000 a 50.000 euro, dodici volte il compenso; per i compensi maggiori di 50.000 euro, dieci volte il compenso.

All’azione di responsabilità contro i sindaci si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 2393, 2393-bis, 2394, 2394-bis e 2395.

L’azione di responsabilità verso i sindaci si prescrive nel termine di cinque anni dal deposito della relazione di cui all’articolo 2429 relativa all’esercizio in cui si è verificato il danno”.

Questo è il testo dell’art. 2407 c.c. approvato dalla Camera.

Il primo comma, che fissa la responsabilità del collegio sindacale, è rimasto inalterato.

La modifica del secondo comma significa che gli obblighi sono rimasti i medesimi ma il legislatore ha correttamente inteso limitare la responsabilità patrimoniale al compenso; il principio è testualmente già sancito dall’art. 1710 c.c. in tema di mandato. Come noto, la ragione di tale modifica legislativa è perlopiù correlata al nuovo testo dell’art. 2486, comma 3, c.c., che ha fissato il principio giurisprudenziale del calcolo  del danno attribuito all’organo amministrativo, che non ha accertato il verificarsi di una causa di scioglimento, secondo il metodo della differenza dei netti patrimoniali. Infatti, la responsabilità del collegio sindacale il più delle volte dipende dal mancato intervento dello stesso rispetto a tali condotte (si tratta di condotte omissive che presuppongono sempre un inadempimento dell’organo amministrativo). Pare la scelta migliore al fine di temperare il calcolo del danno derivante dalla differenza dei netti patrimoniali. Il riferimento al compenso “percepito” lascia pensare che l’importo del danno sia calcolato sulle somme che il collegio sindacale ha effettivamente riscosso, e non quelle semplicemente deliberate. Il quarto comma (aggiunto) dell’art. 2407 c.c. risolve anche il tema del decorso della prescrizione con riferimento all’azione sociale di responsabilità. Si può discutere se tale termine “a quo” trovi applicazione anche all’azione dei creditori sociali; se così fosse, e non è da escludere che prevalga nella giurisprudenza questa interpretazione, mentre per l’organo amministrativo la prescrizione decorre dal momento in cui il patrimonio sociale è percepito come insufficiente, per l’organo di vigilanza decorre nella sostanza dall’approvazione del bilancio che, se correttamente redatto, avrebbe dovuto comportare la presa d’atto dello scioglimento della società.     

A cura di Avv. Federico Casa – federico.casa@casaeassociati.it



CONDIVIDI L'ARTICOLO ↴

Altri articoli

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Iscriviti per ricevere approfondimenti e consigli sul mondo giuridico