logo la Trifora - newsletter di casa & associati di aggiornamento giuridico

Perché e quando preoccuparsi della data certa di un documento

Per provare la precisa esistenza di un contratto, nel suo preciso e completo contenuto, in un determinato momento storico (e da quel momento in avanti) non è sufficiente inviare il documento come allegato a un messaggio di posta elettronica certificata, ma deve essere il medesimo contratto munito di firma elettronica con marca temporale.

La data certa di un documento è questione ricorrente nella pratica giudiziaria, a causa della scarsa informazione sul tema nella prassi economico-commerciale, sebbene assuma non poca rilevanza nei rapporti contrattuali, soprattutto quando ci si affida all’autorità giudiziaria per il riconoscimento di un proprio diritto contrattuale, appunto. In secondo luogo, l’introduzione del processo telematico e il progressivo abbandono da parte di tutti i tribunali italiani (di ogni ordine e grado) delle produzioni cartacee di atti e documenti processuali, ha riportato in auge il problema della data certa di un documento, o meglio della prova della data certa di un documento nel processo telematico.

Dunque, il quesito è il seguente: come si prova la data certa di un documento, non munito di sottoscrizione autenticata ma semplice (come in genere tutti i contratti della prassi commerciale), né registrato, né riprodotto in atto pubblico, che si vuole far valere in giudizio nei confronti di terzi soggetti per il riconoscimento di un diritto contenuto in detto documento? La data certa, infatti, è la prova che un determinato documento è venuto ad esistenza, nel suo preciso e completo contenuto, in un determinato momento storico, ovvero certamente prima di uno specifico evento o di una specifica data.

La norma civilistica di riferimento è l’art. 2704 c.c.: “La data della scrittura privata della quale non è autenticata la sottoscrizione non è certa e computabile riguardo ai terzi, se non dal giorno in cui la scrittura è stata registrata o dal giorno della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui o di uno di coloro che l’hanno sottoscritta o dal giorno in cui il contenuto della scrittura è riprodotto in atti pubblici, o, infine, dal giorno in cui si verifica un altro fatto che stabilisca in modo egualmente certo l’anteriorità della formazione del documento”.

Occorre dire che prima dell’avvento dei sistemi informatici, la prassi più seguita per munire una scrittura privata di data certa era l’apposizione del timbro postale datario sul foglio del documento sottoscritto. Successivamente, con il servizio di posta elettronica certificata, si era diffusa la prassi di spedire, anche al proprio indirizzo, mediante auto-invio, il documento d’interesse, per certificare che lo stesso non poteva avere data successiva al messaggio automatico di ricevuta di consegna sottoscritto elettronicamente dal gestore del servizio di posta elettronica certificata e contenente il messaggio inviato con i relativi allegati.

I tribunali di merito hanno affrontato la questione della prova della data certa con arresti discordanti; la pronuncia della Corte di cassazione del 15 aprile 2024, n. 10091 prende le mosse proprio da uno di questi casi, fattispecie peraltro comunemente ricorrente.

In sintesi, una società che aveva concesso in affitto la propria azienda ad altra società, poi dichiarata fallita, con contratto sottoscritto in data 8 luglio 2010, era esclusa dallo stato passivo del fallimento per i canoni non corrisposti poiché il contratto non era munito di data certa e quindi non opponibile, nel suo preciso e completo contenuto, al curatore del fallimento della società conduttrice, soggetto terzo rispetto all’imprenditore sottoscrittore del contratto. Nel caso di specie, il contratto d’affitto d’azienda, che per legge va redatto per iscritto, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, non era prodotto in giudizio in via telematica.

La Corte chiarisce importanti aspetti sia pratici, sia giuridici della data certa di un documento sottoscritto dai contraenti con firme autografe non autenticate, apposte su documento originale cartaceo, e non redatto per atto pubblico, che si vuole far valere, nel suo completo contenuto, nei confronti di soggetti terzi, non sottoscrittori, nell’ambito di un processo.

Il primo: una scrittura privata non acquisisce data certa perché contenuta come allegato in un messaggio di posta elettronica certificata. Il messaggio di posta elettronica certificata rende opponibile ai terzi l’invio e la ricezione del messaggio (ovvero che quel messaggio di posta proviene da quel mittente, è stato spedito a quell’ora e ha quel contenuto), grazie alla firma elettronica del messaggio di avvenuta ricezione da parte del gestore del servizio di posta informatica, ma non costituisce garanzia del contenuto del documento allegato e della sua riferibilità al sottoscrittore autografo.

Il secondo. Il richiamo, inserito in un documento avente data certa, al contenuto di altro documento privo di data certa non rende certa la data anche di quest’ultimo per il solo fatto che la relativa menzione ne presuppone la preesistenza (nel senso che non si può riferire del contenuto di una scrittura senza, e prima, che detta scrittura esista materialmente).

Da tali assunti si può, dunque, ricavare un’importante regola per lo svolgimento dei rapporti privatistico-commerciali: per munire una scrittura privata di data certa e renderla così opponibile a terzi, in assenza dei presupposti citati dall’art. 2704 c.c., è necessario apporre una marca temporale digitale (ad esempio, firma digitale) sul documento medesimo e produrlo in giudizio. Non è, infatti, sufficiente la prova per relationem, ovvero per il tramite di altro documento o messaggio avente data certa, essendo invero necessaria la certificazione temporale del preciso e completo contenuto del documento di cui si discute.

Pertanto, dalla pronuncia in esame si ricava che è da ritenere inefficace, allo scopo di rendere un contratto opponibile ai terzi, la prassi diffusa di allegare il documento sottoscritto in forma autografa a un messaggio di posta elettronica certificata; tale sistema è idoneo unicamente a provare l’esistenza di un rapporto contrattuale tra i soggetti sottoscrittori, riferibile al documento allegato, ma non l’esatto contenuto degli elementi del negozio. A fronte di tale orientamento, è opportuno – quando possibile -provvedere sempre all’apposizione della firma digitale anche su scritture già firmate in forma autografa per la loro successiva produzione in giudizio.  

A cura di Avv. Veronica Albiero – veronica.albiero@casaeassociati.it



CONDIVIDI L'ARTICOLO ↴

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Iscriviti per ricevere approfondimenti e consigli sul mondo giuridico