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Nuovo pignoramento presso terzi: cosa cambia da marzo 2024

Attraverso la modifica della normativa vigente e l’introduzione di un articolo di legge ad hoc, sono state previste maggiori garanzie per il terzo pignorato, non più assoggettabile per un periodo indefinito di tempo agli obblighi imposti dalla legge a seguito della notifica dell’atto di pignoramento presso terzi – di Avv. Valentina Zamberlan

Con il decreto legge n. 19/2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 02.03.2024, è stata parzialmente modificata la disciplina in vigore in materia di pignoramento presso terzi. Nello specifico, l’art. 25 del decreto legge in esame ha sia introdotto una nuova disposizione codicistica (l’art. 551 bis c.p.c.), sia innovato l’impianto normativo preesistente, intervenendo sull’art. 546 c.p.c. (relativo agli obblighi in capo al terzo pignorato) e sull’art. 553 c.p.c. (dedicato all’assegnazione e vendita di crediti).

Per quanto attiene alle modifiche apportate all’art. 546 c.p.c., il terzo pignorato, alla ricezione dell’atto di pignoramento, non deve più automaticamente vincolare una somma pari all’importo precettato aumentato della metà, bensì nei limiti dell’importo del credito precettato aumentato di 1.000,00 euro per i crediti fino a 1.100,00 euro, di 1.600,00 euro per i crediti da 1.100,01 euro fino a 3.200,00 euro e della metà per i crediti superiori a 3.200,00 euro.

In altri termini, il vincolo pignoratizio apposto sulle somme dovute dal terzo al debitore pignorato viene ora contenuto e graduato in base all’ammontare del credito vantato dal soggetto pignorante, sì da evitare un’eccessiva compressione del patrimonio del debitore in presenza di crediti non di ingente portata.

Diversamente, il nuovo art. 551 bis c.p.c. ha introdotto una specifica causa di estinzione dell’efficacia del pignoramento, operante tanto nei confronti del debitore quanto nei confronti dei terzi: “Salvo che sia già stata pronunciata l’ordinanza di assegnazione delle somme o sia già intervenuta l’estinzione o la chiusura anticipata del processo esecutivo, il pignoramento di crediti del debitore verso terzi perde efficacia decorsi dieci anni dalla notifica al terzo del pignoramento o della dichiarazione di interesse di cui al secondo comma. Al fine di conservare l’efficacia del pignoramento, nei due anni antecedenti alla scadenza del termine decennale di cui al primo comma il creditore pignorante o il creditore intervenuto a norma dell’articolo 525 può notificare a tutte le parti e al terzo una dichiarazione di interesse al mantenimento del vincolo pignoratizio.

La dichiarazione contiene l’indicazione della data di notifica del pignoramento, dell’ufficio giudiziario innanzi al quale è pendente la procedura esecutiva, delle parti, del titolo esecutivo e del numero di ruolo della procedura, nonché l’attestazione che il credito persiste. Se la dichiarazione di interesse è notificata dal creditore intervenuto, la stessa contiene anche la data di deposito dell’atto di intervento. La dichiarazione di interesse è depositata nel fascicolo dell’esecuzione, a pena di inefficacia della stessa, entro dieci giorni dall’ultima notifica.  Se il pignoramento è eseguito nei confronti di più terzi, l’inefficacia del medesimo si produce solo nei confronti dei terzi rispetto ai quali non è notificata e depositata la dichiarazione di interesse.

In mancanza della notifica della dichiarazione di interesse di cui al secondo comma, il terzo è liberato dagli obblighi previsti dall’articolo 546 decorsi sei mesi dalla scadenza del termine di efficacia del pignoramento previsto dal primo comma.

Il processo esecutivo si estingue di diritto decorsi dieci anni dalla notifica al terzo del pignoramento o della   successiva dichiarazione di interesse o, se i terzi sono più, dall’ultima delle notifiche ai medesimi. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche se l’esecuzione è sospesa”.

Il nuovo art. 551 bis c.p.c. si applica anche alle procedure esecutive pendenti alla data di entrata in vigore del decreto (02.03.2024). Tuttavia, una norma transitoria specificamente inclusa nell’art. 25 del d.l. n. 19/2024, prevede che il pignoramento pendente da almeno otto anni perda efficacia solo se il creditore non proceda alla notifica della dichiarazione di interesse entro il 02.03.2026.

Imponendo un ulteriore adempimento in capo al creditore pignorante, il Legislatore ha tentato dunque di ridurre il numero di procedimenti pendenti da un anomalo numero di anni, richiedendo che, per la loro continuazione, il creditore stesso manifesti espressamente l’esistenza di un interesse attuale alla prosecuzione della procedura.

La medesima ratio (velatamente sanzionatoria dell’inerzia del creditore) ha altresì giustificato la modifica apportata all’art. 553 c.p.c., che ora prevede (i) l’obbligo, per il creditore, di notificare l’ordinanza di assegnazione unitamente ad una dichiarazione nella quale indica al terzo i dati necessari per provvedere al versamento delle somme pignorate, subordinando la nascita dell’obbligo di pagamento in capo al terzo alla notifica dell’ordinanza e della predetta dichiarazione; (ii) la mancata produzione degli interessi sui crediti assegnati se l’ordinanza di assegnazione non è notificata al terzo entro novanta giorni dalla sua pronuncia o dalla sua comunicazione, unitamente alla dichiarazione di cui al punto precedente; (iii) l’inefficacia dell’ordinanza di assegnazione non notificata al terzo entro sei mesi dalla scadenza del termine decennale di cui all’art. 551 bis primo comma c.p.c.



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