logo la Trifora - newsletter di casa & associati di aggiornamento giuridico

Notifica via PEC: la notifica è salva anche in caso di illeggibilità dell’allegato

Nelle notificazioni a mezzo PEC, qualora il messaggio regolarmente pervenuto al destinatario indichi chiaramente gli estremi essenziali della notificazione (soggetto notificante, soggetto notificato, oggetto della notifica), qualsiasi anomalia che renda di fatto illeggibili gli allegati (atti notificati e relata di notifica) comporta la nullità, e non la inesistenza, della notificazione.

Con la summenzionata precisazione, la Sezione lavoro della Suprema Corte, nella recentissima sentenza n. 30083/2023, depositata in data 30/10/2023, enuclea un principio di diritto centrale in tema di notificazione approfondendo questo complesso aspetto, introducendo un nuovo elemento di riflessione riguardo l’efficacia delle notifiche tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) e le responsabilità del destinatario in caso di anomalie durante il processo di ricezione dei documenti.

La Posta Elettronica Certificata (PEC), un mezzo ampiamente consolidato per le comunicazioni ufficiali, può infatti comportare alcune complessità, tra cui la possibile illeggibilità degli allegati. Secondo la predetta sentenza della Cassazione, se la trasmissione è stata eseguita in modo corretto e il messaggio PEC è stato consegnato (e il mittente possiede le ricevute inviate dal gestore dell’account), la circostanza che gli allegati non siano leggibili o non possano essere aperti non rende inesistente la notifica stessa.

Il Ministero dell’Istruzione aveva infatti impugnato una decisione della Corte d’Appello di Palermo, la quale aveva ritenuto che, in base alle dimensioni dei documenti allegati, pari a “1 byte“, non vi fosse alcun contenuto negli stessi, come sostenuto dai destinatari del ricorso in appello (notificato a mezzo PEC a cinque impiegati amministrativi, personale A.T.A., che cercavano di far valere il loro diritto all’assunzione a tempo indeterminato). Di conseguenza, il giudice aveva concluso che la notifica dell’appello fosse “inesistente” e quindi non suscettibile di essere corretta, in quanto mancava completamente la presenza materiale dell’atto da notificare.

La decisione della Suprema Corte sottolinea invece che il procedimento di trasmissione degli atti è stato condotto in piena conformità alla legge, dal momento che sia il mittente che il destinatario erano le parti autorizzate a eseguire e ricevere la notificazione, e la consegna è stata effettuata correttamente, come attestato dal gestore del servizio.

Il messaggio di Posta Elettronica Certificata (PEC) aveva infatti fornito informazioni chiare sulla sua origine (proveniente dall’Avvocatura dello Stato per conto del Ministero), sui nomi degli appellati, sull’oggetto della notificazione e sul numero di iscrizione a ruolo del processo presso la Corte d’Appello di Palermo. Questo significa che la consegna del messaggio, sebbene gravemente incompleta a causa dell’illeggibilità degli allegati, fosse comunque in grado di informare il destinatario sull’oggetto esatto (anche se non sul contenuto) della notificazione.

La sentenza in commento ha altresì ritenuto che il destinatario di una PEC con allegati illeggibili abbia l’obbligo di comunicare al mittente l’anomalia riscontrata. Tale azione consente infatti al mittente di adottare le misure necessarie per risolvere il problema e assicurare che i documenti siano ricevuti correttamente.

La presenza di informazioni chiare nel messaggio PEC, anche se con allegati illeggibili, esclude la possibilità di considerare la notifica come una “totale mancanza dell’atto”.

Pertanto, non è configurabile l’ipotesi estrema e residuale dell’inesistenza della notificazione “configurabile, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile quell’atto”.

Conseguentemente, in caso di atti illeggibili si parla piuttosto di mera nullità della notificazione, una nullità che però può essere sanata. Ciò implica che la procedura di notifica possa essere ripetuta correttamente, garantendo così la validità legale della comunicazione.

Dott. Giacomo Faggin – dottfaggin@casaeassociati.it



CONDIVIDI L'ARTICOLO ↴

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Iscriviti per ricevere approfondimenti e consigli sul mondo giuridico