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Mediazione obbligatoria e domande riconvenzionali

La mediazione obbligatoria non è condizione di procedibilità delle domande riconvenzionali proposte nel corso del giudizio – di Avv. Francesca Scapin

Nel caso da cui trae la sentenza in commento delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, il ricorrente adiva il Tribunale di Roma per l’accertamento della risoluzione del contratto di locazione, con conseguente condanna al rilascio del bene; il resistente, di contro, chiedeva il rigetto della domanda avversaria o, nel caso di suo accoglimento ed in via riconvenzionale, la condanna di controparte alla restituzione del deposito cauzionale, oltre interessi legali.

La procedura di mediazione obbligatoria veniva regolarmente svolta sulla domanda principale, non anche sulla riconvenzionale; per tale ragione, il Tribunale – con ordinanza di rinvio pregiudiziale ex art. 363-bis c.p.c. – investiva la Suprema Corte di Cassazione, “in ordine alla proponibilità della domanda riconvenzionale, quando la causa rientri tra quelle a mediazione obbligatoria ex art. 5 D.Lgs. n. 28 del 2010 e la mediazione sia stata già effettuata, anteriormente alla prima udienza, in relazione alla domanda di parte attrice”.

Investite della questione, le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno, in primis, distinto la domanda riconvenzionale c.d. “non eccentrica” (ossia collegata all’oggetto della lite), da un lato, e quella c.d. “eccentrica” (ossia, non collegata all’oggetto della lite), dall’altro, escludendo la necessità di mediazione obbligatoria per la riconvenzionale “non eccentrica”, poiché, in tal caso, la mediazione è stata già esperita senza esito positivo, prima del processo o nel termine concesso dal giudice, sulla domanda principale, “[…] onde la condizione di procedibilità è soddisfatta e la lite pende ormai innanzi ad un giudice, che ne resta investito. […] Pertanto, una volta che la domanda principale sia stata regolarmente proposta dopo che la mediazione abbia già fallito l’obiettivo, una nuova mediazione obbligatoria relativa alla domanda riconvenzionale […] non realizzerebbe, in ogni caso, il fine di operare un “filtro” al processo innanzi ad un organo della giurisdizione. Il giudice è già investito della controversia introdotta dall’attore, di cui non verrebbe ormai spogliato, neppure se il tentativo sulla domanda del convenuto avesse esito positivo, dovendo il processo proseguire per la decisione sulla domanda principale e, dunque, al più, con una mera “riduzione” del suo oggetto”.

Quanto alla domanda riconvenzionale c.d. “eccentrica” alla lite – richiamati gli orientamenti giurisprudenziali che, seppur entro certi specifici limiti, hanno fino ad oggi affermato la necessità del tentativo di mediazione obbligatoria – ad escludere la condizione di procedibilità, concorrono il principio della certezza del diritto, che si oppone alla causazione di ulteriore contenzioso sul punto, e quello della ragionevole durata del processo.

Ciò premesso, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione: (i) chiarito che la mediazione obbligatoria ha la sua ratio nelle “dichiarate finalità di favorire la rapida soluzione delle liti e l’utilizzo di risorse pubbliche giurisdizionali solo ove effettivamente necessario” e che, posta tale ratio, l’istituto non può essere utilizzato in modo disfunzionale intralciando il buon funzionamento della giustizia, tale da determinare una sorta di “effetto boomerang” sull’efficienza della risposta di giustizia; (ii) osservato che la Corte costituzionale ritiene che la mediazione obbligatoria “non viola il diritto di azione, sancito dalla Costituzione, soltanto laddove risulti idonea a produrre il risultato vantaggioso del c.d. effetto deflattivo, senza mai divenire tale da provocare un inutile prolungamento dei tempi del giudizio”, con sentenza n. 3452 del 7 febbraio 2024, hanno enunciato il seguente principio di diritto: “la condizione di procedibilità prevista dall’art. 5 d.lgs. n. 28 del 2010 sussiste per il solo atto introduttivo del giudizio e non per le domande riconvenzionali, fermo restando che al mediatore compete di valutare tutte le istanze e gli interessi delle parti ed al giudice di esperire il tentativo di conciliazione, per l’intero corso del processo e laddove possibile”.



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