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La responsabilità amministrativa da reato ex d.lgs. 231/01 a carico della capogruppo nell’ambito dei gruppi societari

Nell’ambito dei gruppi di società, quali sono i requisiti per l’estensione, a carico della capogruppo, dell’eventuale responsabilità amministrativa da reato (disciplinata dal d.lgs. 231/01) attribuita ad una società controllata dalla capogruppo stessa? – di Avv. Davide Mazzucato

Il d.lgs. 231/2001 disciplina la responsabilità amministrativa a carico degli enti nel caso in cui soggetti apicali e/o sottoposti commettano i reati – presupposto (elencati nel citato decreto) nell’interesse o a vantaggio dell’ente stesso. Nonostante il decreto faccia espresso riferimento agli enti singolarmente considerati, occorre chiedersi in prima battuta: le prescrizioni di cui predetto decreto possono applicarsi anche ai gruppi societari?

Nel delineare l’ambito di applicazione, l’articolo 1 comma secondo del d.lgs. 231/01 ricomprende, tra i soggetti destinatari della normativa in oggetto, “gli enti forniti di personalità giuridica, le società e le associazioni anche prive di personalità giuridica” senza fare alcun riferimento alle società organizzate in forma di gruppo. Da ciò si desume che l’impianto della normativa in esame sia fondato su una concezione individuale di ente e che, pertanto, il gruppo, non essendo percepito quale entità unitaria, non possa considerarsi diretto centro di imputazione. Alla luce di tale assunto, non è possibile affermare una responsabilità diretta del gruppo ai sensi del D.lgs. 231/01. Viceversa, le singole entità componenti il gruppo – individualmente considerate – possono rispondere ai sensi e per gli effetti di cui al d.lgs. 231/01[1].

Ciò detto, è necessario comprendere se (e/o a quali condizioni) possa essere configurabile la responsabilità ex d.lgs. 231/01 a carico della capogruppo, in caso di reato-presupposto commesso da soggetti apicali e/o sottoposti nell’interesse e/o a vantaggio di una società controllata dalla capogruppo stessa. Sul punto, non essendoci specifici riferimenti normativi, è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione, la quale ha sottolineato che la capogruppo non può essere chiamata a rispondere della suddetta tipologia di responsabilità solamente in ragione del controllo esercitato dalla stessa nei confronti di altre società appartenenti al gruppo. Invero, continua la Suprema Corte, perché possa essere configurabile tale tipologia di responsabilità in favore della controllante è necessario che: i) soggetti apicali e/o subordinati di quest’ultima abbiano concorso nella commissione del reato-presupposto da parte della controllata; ii) dalla commissione del reato-presupposto da parte della controllata, la capogruppo abbia tratto un effettivo vantaggio o comunque conseguito un’utilità[2].

In sintesi, per l’estensione della responsabilità ex d.lgs. 231/01 anche nei confronti della capogruppo, la Suprema Corte non ritiene sufficiente il rapporto giuridico intercorrente tra la capogruppo stessa e la controllata[3], qualora:

  • la capogruppo non abbia tratto un effettivo vantaggio (o comunque un’utilità);
  • persone fisiche collegate in via funzionale alla capogruppo non abbiano fornito un contributo rilevante nella commissione del reato presupposto da parte della controllata.


[1] M. Taffarello – La responsabilità 231 nel Gruppo di Imprese: indicazioni per prevenire la risalita di responsabilità alla holding – 21 febbraio 2024.

[2] Cfr. Cass. Pen., Sez. V, 20 giugno 2011, n. 24583; conf. Cass. Pen., Sez. V. 29 gennaio 2013; Cass, Pen. Sez. II, 9 dicembre 2016, n. 52316.

[3] G. Di Nota – La responsabilità amministrativa da reato degli enti nei gruppi di società, in Giurisprudenza Penale – 26 luglio 2017.



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