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La deroga alla competenza per territorio in favore del foro del consumatore

Secondo la Suprema Corte, nel caso in cui si verifichi un cumulo soggettivo di cause connesse per oggetto e titolo, la ratio sottesa alla previsione della deroga alla competenza territoriale costituisce la sponda processuale dell’esigenza sostanziale di tutela del consumatore – di Avv. Riccardo Stefan

Nel caso sottoposto alla cognizione della Suprema Corte, i ricorrenti lamentavano la violazione e falsa applicazione dell’art. 33 c.p.c., nonché degli artt. 66-bis, d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, e inoltre la violazione e falsa applicazione dei principi di ragionevolezza ex art. 2 Cost. e di economicità dei mezzi processuali ex art. 111 Cost, perché il Tribunale aveva dichiarato la propria incompetenza in una causa tra tecnici professionisti e i loro clienti, volta all’ottenimento delle spettanze dei primi, individuando una pluralità di fori competenti, uno per ciascun convenuto, senza specificare se essi fossero alternativi, e imponendo così ai professionisti di riassumere il processo dinanzi a cinque diversi Tribunali e di frazionare l’originaria domanda, benché caratterizzata da unicità del petitum e della causa petendi.

Ad avviso dei ricorrenti, il criterio derogatorio di cui al D.Lgs. n. 206 del 2005 esaurisce la sua funzione all’atto dell’instaurazione del giudizio in uno dei fori del consumatore alternativamente validi, evitando l’irragionevole conseguenza di imporre, in caso di pluralità di consumatori aventi domicilio o residenza diversi, l’instaurazione di tante cause quanti erano i predetti, e di parcellizzare la stessa pretesa creditizia nei confronti degli stessi soggetti chiamati a rispondere della medesima obbligazione pattuita. Una simile situazione, secondo gli esponenti, sarebbe contraria ai principi di buona fede e correttezza, e avrebbe esposto al contrasto tra giudicati.

La Corte di Cassazione ha preso le mosse dal principio per cui il cumulo soggettivo di cause connesse per l’oggetto o per il titolo che, per espressa previsione dell’art. 33 c.p.c., consente la modificazione della competenza per territorio, non è suscettibile di interpretazione estensiva, sicché esso opera soltanto sul foro generale delle persone fisiche o delle persone giuridiche (rispettivamente, art. 18 e art. 19 c.p.c.), nel senso che consente l’attrazione soltanto a favore di uno dei suindicati fori generali e non anche a favore di fori speciali operanti nei riguardi di una delle parti convenute.

Nel caso in parola, secondo la Corte, tale principio opera in maniera ancor più pregnante, se si considera la ratio sottesa alla previsione della deroga alla competenza territoriale, la quale costituisce la sponda processuale dell’esigenza sostanziale di tutela del consumatore.

In ragione di ciò, è stato individuato un foro comodo per l’utente, essendo evidente che l’obbligo di sostenere il giudizio in una località diversa da quella di residenza o di domicilio, limiterebbe fortemente il diritto del consumatore di agire in giudizio, in special modo quando, a fronte degli alti costi, economici e non, implicati da un processo che si svolga a notevole distanza da quei luoghi, la controversia sia di esiguo valore monetario.

Non rileva quindi la sussistenza di un cumulo soggettivo di domande, espressione di una mera connessione per coordinazione, in cui la trattazione simultanea dipende dalla sola volontà delle parti, sicché non è consentita la deroga alla competenza per territorio in favore di fori speciali, salva l’ipotesi – non ricorrente, secondo la Corte, nel caso di specie – in cui le cause siano connesse o collegate da rapporto di evidente subordinazione.

In conclusione, la Suprema Corte, nel rigettare il ricorso, ha affermato che: «In presenza dei presupposti di cui all’art. 3, d.lgs. n. 206 del 2005, come modificato dal d.lgs. n. 221 del 2007, non è consentita l’applicazione del cumulo soggettivo di cui all’art. 33 c.p.c., dovendosi applicare la regola derogatoria della competenza prevista dall’art. 66-bis del medesimo d.lgs., quand’anche in presenza di consumatori aventi residenza o domicilio in luoghi differenti».

Cass. Civ, Sez. II, Ord., 18 dicembre 2023, n. 35275



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