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La conversione del pignoramento e il debito erariale rateizzato

Il debito verso l’Agenzia delle Entrate – Riscossione oggetto di rateizzazione ai sensi dell’art. 19 del DPR 602/1972 e fatto valere in una procedura esecutiva non deve essere conteggiato ai fini della determinazione dell’importo oggetto di conversione ai sensi dell’art. 495 c.p.c. – di Avv. Elisa Duò

L’art. 19 del DPR 602/1973 consente la rateizzazione del debito erariale iscritto a ruolo (per il contribuente che dichiari di versare in temporanea obiettiva difficoltà) fino ad un massimo di settantadue rate mensili.

A seguito della presentazione della domanda e fino alla data di rigetto della stessa, sono sospese la prescrizione e la decadenza, non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi o ipoteche, non possono essere avviate nuove procedure esecutive.

Tale rateizzazione ed il pagamento della prima rata rendono temporaneamente inesigibile il credito del concessionario.

Nel caso in cui il concessionario abbia spiegato intervento in una procedura esecutiva, il credito ivi azionato, ma rateizzato, viene cristallizzato, con una sorta di quiescenza del titolo esecutivo, che sia ruolo, cartella o avviso esecutivo. In pratica, all’agente della riscossione, viene impedito temporaneamente di dare impulso alla procedura esecutiva, senza, però, che ciò comprometta la conservazione, da parte dell’agente della riscossione che ha proposto l’intervento, del diritto di partecipare, fino al pagamento dell’intero debito quantificato con la “rottamazione-ter”, alla distribuzione delle somme disponibili.

Nel caso di istanza di conversione presentata dal debitore nella procedura esecutiva ove il concessionario abbi spiegato intervento, il credito ratizzato ai sensi del menzionato art. 19 non può essere conteggiato ai fini della determinazione della somma oggetto della conversione, dal momento che, come detto, il pagamento della prima o unica rata provoca una sorta di “sospensione esterna” del titolo esecutivo del concessionario.

Se infatti tale credito fosse ritenuto rilevante ai fini della conversione del pignoramento, si metterebbero a rischio, sia gli effetti della conversione del pignoramento, sia gli effetti della rateizzazione ex art. 19 d.p.r. 602/1973.

Il debitore infatti si troverebbe costretto tra la seguente alternativa:

– adempiere contemporaneamente ad entrambi i piani di pagamento rateali rischiando, però, di decadere dall’uno e dall’altro a causa del sacrificio oggettivamente sproporzionato che gli viene richiesto (ovverosia versare in un arco temporale in tutto od in parte identico due volte la stessa somma di denaro);

– scegliere selettivamente quale piano rateale rispettare e, quasi sicuramente, verrà data preferenza alla conversione del pignoramento. Con la conseguenza però che il debitore perderà i benefici dell’accesso alla dilazione di pagamento di cui all’art. 19 d.p.r. 602/1973.

Non è giustificabile attribuire al concessionario di una garanzia ulteriore sul proprio credito che gli permetta, in caso di decadenza dal piano di rateizzazione, di soddisfarsi prontamente sulle somme versate dal debitore in sede di conversione del pignoramento ed accantonate, stante il parallelo divieto (legislativamente imposto) per il medesimo creditore erariale di eseguire nuovi fermi amministrativi e nuove ipoteche dopo il deposito della richiesta di rateizzazione (cfr. art. 19, comma 1quater, d.p.r. 602/1973).  

La posizione del concessionario intervenuto nell’esecuzione, infatti, per l’ipotesi in cui il debitore abbia avuto accesso alla rateizzazione, è del tutto diversa da quella degli altri creditori intervenuti non titolati e disconosciuti (per i quali la legge prevede la partecipazione alla conversione nella forma dell’accantonamento), trovandosi l’ADER davanti ad un debitore che, non solo riconosce l’esistenza e l’ammontare della sua obbligazione, ma che sta anche pagando spontaneamente il proprio debito accedendo ad un istituto giuridico che gli assicura una rimessione in termini per adempiere.

In altri termini, pertanto, il debito verso ADER rateizzato ex art. 19 dpr 602/1972 e fatto valere in una procedura esecutiva non dovrà essere conteggiato ai fini della determinazione dell’importo oggetto dell’istanza di conversione ex art. 495 c.p.c..



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