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La composizione negoziata della crisi nel sistema calcistico italiano

Il presente, seppur breve, elaborato origina dall’applicazione, per la prima volta, dell’istituto della composizione negoziata della crisi ad una nota squadra di calcia della Lega Serie A, l’U.C. Sampdoria; esso si pone lo scopo di verificare la compatibilità delle disposizioni del codice della crisi di impresa con la normativa settoriale della FIGC e, dunque, la possibilità per le squadre della Lega Serie A di ricorrere alla composizione negoziata per attuare il proprio risanamento – di Avv. Alessia Schiavo

L’osservazione del dato esperienziale degli ultimi decenni dimostra che le crisi finanziarie sono particolarmente frequenti tra le società professionistiche di calcio italiane, caratterizzate dall’operare all’interno di un sistema esposto al rischio di squilibri economico – finanziari, nonché patrimoniali, che traggono origine da differenti concause. Più precisamente, cause dell’instabilità delle società di calcio italiane sono in buona parte determinate da (i) costi del personale (che impattano per oltre il 70% sui ricavi) da (ii) minori ricavi. A differenza di quanto avviene nel sistema calcistico di altri paesi (come l’Inghilterra), l’equilibrio delle società di calcio in Italia dipende essenzialmente dai risultati sportivi e dal risultato netto del calciomercato, in quanto la gestione delle società di calcio italiane che precede il calcio mercato risulta spesso in perdita. Per l’effetto, i riequilibri della gestione delle squadre (ove non ottenuti con i proventi del calciomercato) continuano a dipendere ancora dalla disponibilità degli azionisti. In caso di impossibilità o indisponibilità degli azionisti a ricapitalizzare la società, inevitabilmente tali squilibri finiscono per trasformarsi in rischi di vere e proprie crisi finanziarie.

È naturale che, essendo a tutti gli effetti imprese commerciali con scopo di lucro, le società di calcio professionistico sono soggette agli strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza (prima tra tutti, la liquidazione giudiziale); contestualmente, tuttavia, le stesse, risultano assoggettate anche alla disciplina dell’ordinamento sportivo, ovvero a tutte quelle disposizioni previste dalla FIGC e della UEFA che dettano i requisiti economico-finanziari e organizzativi richiesti per l’iscrizione alle competizioni nazionali ed europee.

Proprio al fine di contenere la sproporzione finanziaria tra le squadre più titolate e le altre, la FIGC e la UEFA hanno introdotto alcune regole di controllo dei costi e dell’indebitamento, con cui ridurre gli squilibri economici che potrebbero generarsi. Peraltro, ai sensi delle norme organizzative interne (ovvero le “NOIF”) e del proprio statuto la FIGC, avvalendosi delle competenze della commissione per la vigilanza della società calcistiche (la CO.VI.SO.C), attua delle continue verifiche dell’equilibrio economico finanziario delle società affiliate e dei principi di corretta gestione; la FIGC stessa è anche legittimata a denunciare eventuali irregolarità al tribunale ai sensi dell’art. 2409 c.c.

Le norme di settore del sistema calcistico, naturalmente, non tralasciano l’ipotesi dell’insolvenza: l’articolo 16 delle NOIF, specificamente, ante modifica dell’aprile 2023, prevedeva non solo che l’accertamento dello stato di insolvenza determinasse la revoca dell’affiliazione della società da parte della FIGC, ma anche che, qualora l’insolvenza fosse dichiarata durante il campionato e fosse disposto l’esercizio provvisorio, gli effetti della revoca decorressero solo dal momento della data di scadenza per l’iscrizione al campionato successivo ovvero, in caso di cessione di azienda ad altra società nel rispetto dei requisiti dell’art. 52 NOIF, dalla data di attribuzione del titolo sportivo alla società cessionaria.

Non solo. L’art. 110 NOIF, inoltre, prevede che, ove sia revocata l’affiliazione di una società calcistica o questa non prenda parte al campionato, i calciatori siano immediatamente svincolati con provvedimento del Presidente Federale. Nella vigenza della legge fallimentare, la disciplina di settore sopra descritta ha fatto sì che le insolvenze delle società calcistiche conducessero spesso alla dichiarazione di fallimento e alla prosecuzione dell’attività tramite l’esercizio provvisorio; ciò, per evitare che la revoca dell’affiliazione da parte della FIGC determinasse ai sensi dell’art. 110 NOIF lo svincolo dei giocatori. L’esercizio provvisorio (ai sensi dell’articolo 104 l. fall.) consentiva inoltre di evitare la perdita immediata della più parte dell’attivo di bilancio e del valore aziendale.

Attese, dappoi, le concrete difficoltà di cedere l’azienda, poteva capitare (ai sensi dell’art. 104 l. fall. e 20 NOIF) che le curatele optassero – previa autorizzazione del Presidente della FIGC – per conferire l’azienda calcistica in una società controllata dalla società fallita e cederne le partecipazioni evitando così di gravare la massa dei debiti in prededuzione che maturano con l’esercizio provvisorio.

Dal 15 luglio 2022 (entrata in vigore del codice della crisi) è apparso necessario analizzare la possibile compatibilità tra le NOIF e l’istituto della composizione negoziata della crisi (che risulta, anche se non esclusivamente, la novità più significativa del nuovo codice; almeno nelle intenzioni del legislatore).

Posto che nel codice della crisi la nozione di crisi è per tabulas distinta dall’ insolvenza, l’accesso alla CNC da parte di una società di calcio non poneva a priori un rischio di revoca dell’affiliazione ai sensi dell’art. 16 NOIF (che, come visto in precedenza, nella versione ante modifica del 21 aprile 2023, presupponeva appunto la mera” insolvenza” della società affiliata). Anzi, l’accesso alla CNC da parte di società in stato di insolvenza non comportava neppure un problema di coordinamento con l’articolo 16 delle NOIF, atteso che in seno alla CNC – e differentemente da quanto richiesto dall’art. 16 NOIF – non vi è necessariamente una “dichiarazione” o un “accertamento” da parte del tribunale dell’insolvenza.

Appurato che, almeno in linea teorica, l’accesso alla composizione da parte di una squadra di calcio è compatibile con l’ordinamento sportivo, resta da stabilire se lo siano anche le diverse modalità di risanamento che possono essere adottate durante o ad esito della medesima (in via esemplificativa, lo svolgimento delle trattative “secondo correttezza e buona fede” presuppone che nell’ambito della composizione siano prospettate ai creditori sia le modalità di risanamento in continuità diretta che indiretta; la CNC prevede altresì che il risanamento dell’impresa possa avvenire anche tramite la cessione dell’azienda o di un ramo di essa; il tribunale, infine, può autorizzare a trasferire in qualunque forma l’azienda in deroga alla responsabilità prevista dall’art. 2560, comma 2, c.c. qualora la cessione sia funzionale “alla continuità aziendale e alla migliore soddisfazione dei creditori”).

La CNC apre la possibilità, come rappresentato, di cedere l’azienda; tale circostanza ha dunque posto la questione relativa al se la preservazione della continuità aziendale in via indiretta (con cessione dell’azienda) fosse compatibile con il risanamento delle società di calcio: il tema appare rilevante atteso che il presupposto per la revoca dell’affiliazione da parte del presidente federale (la “dichiarazione e/o accertamento dell’insolvenza”), previsto dall’art. 16 NOIF (ante modifica del 21 aprile 2023), nonché lo “stato di insolvenza” della società cedente l’azienda previsto dall’art. 52, comma 3, n.1 NOIF (ante modifica del 21 aprile 2023), in linea di principio, avrebbe potuto verificarsi non solo in caso di  liquidazione giudiziale della società calcistiche, ma anche nell’ambito di tutti gli altri strumenti di regolazione della crisi previsti dal nuovo codice e fruibili da un’impresa a tutti gli effetti insolvente.

Il necessario e auspicato chiarimento delle NOIF alla luce della disciplina introdotta con il codice della crisi si è raggiunto in occasione della composizione negoziata cui ha fatto accesso l’U.C. Sampdoria la quale, stante il conclamato stato di crisi in cui versava (causata in prevalenza dagli esiti della pandemia mondiale), ha chiesto la nomina dell’esperto a fine gennaio del 2023.

Il risanamento della Sampdoria prevedeva in via principale l’apporto di nuova finanza; sennonché l’unico investitore interessato si è mostrato disponibile ad intervenire esclusivamente mediante l’acquisto dell’azienda calcistica e l’accollo di una parte del debito (c.d. “debito sportivo”), il cui mancato pagamento (o accollo) entro il 20 giugno 2023, avrebbe impedito l’iscrizione al campionato 2023/24. Dunque, dato che la cessione dell’azienda avrebbe potuto essere realizzata o nell’ambito della composizione ex art. 22 CCII ovvero nell’ambito di un concordato semplificato liquidatorio ex art. 23, comma 22, CCII l’esperto ha chiesto alla società di chiarire la posizione della FIGC relativamente alla compatibilità con le NOIF di un risanamento in continuità indiretta in seno ai due istituti previamente individuati.

Proprio ai fini di cui sopra la FIGC e la Co.Vi.So.C., a seguito di confronto avvenuto il 19 aprile 2023, hanno provveduto a modificare le NOIF alla luce della disciplina del codice della crisi. Nell’attuale versione delle NOIF, pertanto: (i) è stato previsto che ai sensi dell’art. 16, comma 6, NOIF, il presidente federale debba revocare l’affiliazione di una società alla FIGC in caso di “liquidazione giudiziale” prevista dal Codice della Crisi (non in caso di mero accertamento dello stato di insolvenza, come era previsto in precedenza); (ii) è stato aggiunto all’art. 16, il comma 6 bis, ai sensi del quale il presidente federale delibera la revoca dell’affiliazione di una società alla FIGC “in tutti gli altri casi di adozione delle procedure di cui al D. Lgs. n. 14 del 12 gennaio 2019 con finalità liquidatoria”; (iii) è stato aggiunto all’art. 16, il comma 6 ter, ai sensi del quale il presidente federale delibera la revoca dell’affiliazione di una società alla FIGC “in caso di ricorso ad istituti di regolazione della crisi o dell’insolvenza previsti dal CCII che presuppongano procedure in continuità aziendale indiretta e quindi comportino l’esercizio dell’impresa, in qualsiasi forma, da parte di soggetto diverso dal debitore; (iv) è stato aggiunto all’art. 90 (sanzioni), il comma 4 bis ai sensi del quale le limitazioni al “calciomercato” previste al comma 4 dell’art. 90,, si applicano “alle società che abbiano presentato domanda di accesso agli istituti di regolazione della crisi o dell’insolvenza … che presuppongano procedure in continuità aziendale diretta” per le due sessioni di calciomercato successive all’intervenuta omologazione da parte dell’Autorità giudiziaria.

Successivamente alle modifiche apportate a partire dal 21 aprile 2023, il risanamento della U.C. Sampdoria è stato perseguito unicamente con un piano in continuità diretta (è stata infatti esclusa de plano la prospettiva di un risanamento tramite cessione di azienda).

Ad oggi, pertanto, per le NOIF non ha rilevanza solamente comprendere in quale tipo di procedura (o meglio, di strumento di regolazione della crisi) la società si trovi o intenda accedere per proseguire la propria attività ai fini del risanamento. In particolare, a seguito delle modifiche all’art. 16 bis e 16 ter NOIF, il ricorso ad un qualsiasi strumento di regolazione della crisi di tipo “liquidatorio” o che preveda la prosecuzione dell’attività calcistica in “continuità indiretta” comporta automaticamente la revoca dell’affiliazione da parte della FIGC. Inoltre, la cessione dell’azienda calcistica ad un soggetto terzo presuppone l’apertura della liquidazione giudiziale della società calcistica oltre all’accollo/pagamento di tutti i debiti sportivi di quest’ultima o il rilascio di una garanzia bancaria o assicurativa del loro pagamento (art. 52, comma3 NOIF). Per contro, le NOIF consentono il risanamento con il ricorso ad uno strumento in “continuità diretta” fermo restando che la società che beneficia di un effetto esdebitatorio del proprio debito deve depositare il piano con l’attestazione presso la Co.Vi.So.C (art. 85, comma 1 NOIF).

Ancora una volta, dunque, il caso della Sampdoria e ciò che ne è conseguito, dimostra come i rapporti tra le NOIF e l’ordinamento concorsuale sono (da sempre) conflittuali; trovare un punto di equilibrio tra gli interessi al risanamento e l’esigenza di tutelare la concorrenza e la competitività tra le squadre, risulta poco agevole.

D’altro canto, stabilire delle limitazioni alle modalità del risanamento è certamente necessario, vieppiù poiché il calcio rappresenta uno dei pochi settori economici in cui il mancato rispetto di un termine per il pagamento di alcuni debiti (i c.d. “debiti sportivi”) comporta la perdita immediata della componente più rilevante dell’attivo sociale (i diritti dei calciatori, di natura pluriennale).

Al fine di riuscire a contemperare il difficile equilibrio tra la continuità prevista dal Codice della Crisi e l’esigenza di non pregiudicare la competitività dei campionati, non resta che la previsione, ex ante, di criteri selettivi di scelta degli azionisti delle società calcistiche; in particolare, gli investitori dovrebbero diventare azionisti di una società di calcio solo rispettando specifici requisiti di onorabilità, solvibilità e patrimonializzazione previamente stabiliti nonché dando prova di avere, direttamente o indirettamente, capacità di gestione e competenze di settore.



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