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Invio di assegno non trasferibile tramite posta ordinaria: dell’eventuale sottrazione del titolo è corresponsabile anche il mittente

Con l’ordinanza n. 25866/2023 emessa in data 5 settembre 2023, la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso promosso da Poste Italiane S.p.A., ribadisce un principio di diritto già precedentemente affermato dalla sentenza n. 9769/2020 delle Sezioni Unite, secondo cui la spedizione per posta ordinaria di un assegno munito di clausola di non trasferibilità, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, costituisce condotta idonea ad integrare concorso di colpa del mittente nella verificazione dell’evento dannoso – di Avv. Francesco Pozziani

L’assicurazione Unipolsai citava in giudizio Poste Italiane chiedendo che venisse accertata la responsabilità della convenuta in quanto, in veste di negoziatrice di un assegno con clausola di non trasferibilità, aveva provveduto al pagamento dello stesso a persona che, pur apparentemente legittimata, era in realtà persona diversa dall’effettivo beneficiario. Precedentemente l’assegno era stato inviato dall’assicurazione al beneficiario a mezzo dell’ordinario servizio postale.

Il Giudice di Pace di Roma, competente per valore, rigettava la domanda formulata dall’assicurazione, mentre il Tribunale di Roma, quale Giudice d’Appello, riformava la sentenza, come richiesto dall’assicurazione. In particolare il Tribunale riteneva sussistenti tre profili di negligenza addebitabili a Poste Italiane ovverosia i) la negoziazione, priva di cautela, di un titolo “fuori piazza”; ii) l’identificazione del soggetto a mezzo di un solo documento munito di fotografia; iii) l’apertura di libretto di deposito all’atto dell’incasso del titolo. Poste Italiane veniva quindi condannata a risarcire il danno lamentato dall’assicurazione.

Avverso tale pronuncia proponeva ricorso per cassazione Poste Italiane formulando un unico motivo di impugnazione, lamentando che il Tribunale di Roma ometteva di considerare il concorso di colpa del danneggiato ex art. 1227, comma 1, c.c., consistente nella spedizione per forma ordinaria dell’assegno.

La Corte di Cassazione, richiamando la precedente giurisprudenza delle Sezioni Unite, accoglieva il ricorso di Poste Italiane evidenziando che in caso di invio del titolo di credito mediante il servizio postale ordinario “il conseguente rischio che l’assegno cada in mani diverse da quelle del destinatario, e sia quindi presentato all’incasso da un soggetto diverso dall’effettivo prenditore, non può ritenersi d’altronde scongiurato né dalla clausola d’intrasferibilità (la cui funzione precipua non consiste nell’evitare il predetto evento, ma nell’impedire la circolazione del titolo), né dall’imposizione a carico della banca dell’obbligo di procedere all’identificazione del presentatore, dal momento che il puntuale adempimento di tale obbligo è reso sempre più difficoltoso dallo sviluppo di perfezionate tecniche di contraffazione dei documenti, la cui falsificazione spesso non è rilevabile neppure mediante un controllo accurato, ai fini del quale, com’è noto, la giurisprudenza di legittimità è costante nell’escludere la necessità del ricorso ad attrezzature tecnologiche sofisticate e di difficile reperimento o del possesso da parte dell’impiegato addetto delle qualità di un esperto grafologo”.

Ciò che è interessante notare è la modalità con cui la Corte di Cassazione fa applicazione del principio di causalità nella determinazione del danno, ritenendo sussistente nel caso di specie il concorso di colpa del mittente, ovverosia del soggetto danneggiato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1227 c.c. Tale norma prevede che se il fatto colposo del creditore (nel caso di specie il danneggiato) ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate.  

Volendo fornire qualche minima coordinata per ripercorrere il ragionamento della Corte di Cassazione, in tema di responsabilità civile il nesso di causalità è disciplinato dagli artt. 40 e 41 c.p., secondo cui un evento è da considerare causato da un altro se, ferme restando le altre condizioni, il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo (c.d. teoria della conditio sine qua non).

Tale principio è mitigato dal criterio della c.d. causalità adeguata in forza del quale all’interno di una serie causale di eventi/azioni, ai fini della determinazione del nesso di causalità, rilevano solo quegli eventi/azioni precedenti che non appaiano, ad una valutazione ex ante, del tutto “slegati” dall’evento dannoso successivamente verificatosi. In altri termini l’evento dannoso deve rientrare tra le conseguenze normali o almeno probabili dell’evento/azione precedente.

In forza di tali presupposti, nel caso in esame la Corte di Cassazione riteneva che le modalità prescelte per la trasmissione del titolo da parte dell’assicurazione rivestissero un’efficienza causale ai fini della riscossione del relativo titolo da parte di un soggetto non legittimato. In altri termini, secondo la Corte, da un lato il pagamento dell’assegno era subordinato al riscontro della corrispondenza tra il soggetto indicato come beneficiario sul titolo e colui che presentava il titolo all’incasso e conseguentemente alla corretta identificazione di tale soggetto; verifica alla quale nel caso di specie Poste Italiane quale negoziatrice, avrebbe dovuto procedere mediante l’adozione di tutte le cautele e gli accorgimenti suggeriti dalla diligenza professionale. Dall’altro lato, tuttavia, secondo la Corte l’erroneo pagamento, di cui si lamentava l’assicurazione, non avrebbe avuto luogo in mancanza della materiale disponibilità dell’assegno da parte del soggetto non legittimato; se tale soggetto non avesse avuto a disposizione l’assegno non avrebbe potuto presentarlo a Poste Italiane per l’incasso.

A parere della Corte, la scelta di avvalersi della posta ordinaria per la trasmissione dell’assegno al beneficiario, nonostante l’esistenza di forme più sicure di spedizione, che avrebbero garantito la tracciabilità della consegna (quali ad esempio la posta raccomandata o assicurata) ovvero di strumenti di pagamento più immediati (quali ad esempio il bonifico bancario o il pagamento elettronico), comportava la consapevole assunzione di rischio da parte del mittente assicurazione, che doveva essere considerata quale evento presupposto ai fini della causazione dell’evento dannoso.

Non è questa la sede per formulare valutazioni in merito alla affidabilità del servizio postale, che viene di fatto esclusa delle sentenze richiamate che danno per scontata l’insicurezza del predetto servizio, quantomeno nella sua forma ordinaria, tanto che tale inaffidabilità riveste a tutti gli effetti la qualifica di fatto notorio.

Ciò che è interessante evidenziare è l’interpretazione del principio della causalità adeguata da parte della Corte la quale rinveniva nelle modalità di spedizione del titolo un evento rilevante rispetto alla riscossione del relativo importo da parte di un soggetto non legittimato.

È chiara la volontà della Corte di attribuire il concorso di responsabilità in capo al mittente, sebbene la spedizione del titolo appaia essere evento causalmente “slegato” dal successivo indebito incasso dell’assegno, nonché potenzialmente irrilevante nella causazione dello stesso, specie a fronte delle verifiche che Poste Italiane avrebbe dovuto porre in essere in occasione della negoziazione del titolo. Non pare infatti potersi affermare con certezza che la sottrazione dell’assegno e il conseguente incasso da parte di soggetto non legittimato siano conseguenze normali o quantomeno probabili della decisione di inoltrare l’assegno tramite posta ordinaria.  

La Corte di Cassazione, tuttavia, giunge alla determinazione di responsabilità concorsuale in capo al mittente basandosi sulla valutazione per cui l’immissione di titoli di credito nella corrispondenza ordinaria è operazione da ritenersi ormai sconsigliabile alla luce dei criteri di comune prudenza. Peraltro la Corte ritiene censurabile tale scelta in quanto è in grado di aggravare la posizione della negoziatrice del titolo, la quale si trova a valle dell’intera catena causale, già potenzialmente compromessa dalla decisione di avvalersi della corrispondenza ordinaria da parte del mittente, con conseguente violazione dei criteri solidaristici e di buona fede che permeano l’ordinamento giuridico.



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