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Il nuovo elenco ex art. 179-ter disp. att. c.p.c.

La modifica dell’art. 179-ter disp. att. c.p.c. da parte della riforma c.d. “Cartabia” ha introdotto un elenco circondariale di pofessionisti per vendite giudiziarie, formato da un comitato, che richiede ai candidati specifica competenza in esecuzioni forzate, condotta specchiata e iscrizione all’ordine professionale – di avv. Elisa Duò

La riforma “Cartabia” ha riscritto anche l’art. 179-ter disp.att. c.p.c., relativo all’elenco dei professionisti che possono essere nominati ai fini delle operazioni di vendita.

La norma in questione entra in gioco anche quando si tratti di nominare, in sostituzione del debitore, un “custode-professionista” (e non l’Istituto vendite giudiziarie).

Quindi per tale ipotesi, si dovrà attingere al medesimo elenco per la individuazione di entrambi gli ausiliari del G.E.. Il tutto nell’ottica di una considerazione unitaria della relativa professionalità e, dunque, di una evoluzione favorevole all’unificazione degli incarichi, come del resto accade già in molti tribunali.

Il novellato art. 179-ter d.a. c.p.c. si applica alle procedure avviate dopo il 28.2.2023. Resta fermo che nelle more della formazione del nuovo elenco sulla base della disposizione in esame i Tribunali potranno conitnuare ad utilizzare gli elenchi già utilizzati per il pregresso.

Diversamente da quanto previsto dalla disposizione previgente, l’elenco in questione è formato su base circondariale, come si evince chiaramente dal primo comma delle norma in questione.

L’elenco è “tenuto” dal Presidente del Tribunale, ma “formato” da un Comitato composto: a) dal Presidente del Tribunale o da un suo delegato (che lo presiede); b) da un Giudice delle esecuzioni immobiliari; c) da un professionista iscritto nell’albo professionale, designato dal consiglio dell’ordine cui appartiene il richiedente l’iscrizione nell’elenco; d) da un segretario, da individuare tra i cancellieri del Tribunale.

Il Comitato ha quindi una composizione “variabile” a seconda della professionalità oggetto di scrutinio, nel senso che il professionista delegato dall’ordine dovrà essere, volta a volta, un notaio, un avvocato o un commercialista a seconda dell’ordine di appartenenza del richiedente l’iscrizione. Anche se pare più frequente una convocazione unitaria ove convengono tutti i rappresentati del mondo delle professioni interessate quando debbano essere individuati i criteri valutativi omogenei e i concreti schemi operativi.

La parte centrale della disposizione attiene alla indicazione dei requisiti per ottenere l’iscrizione nell’elenco (e della documentazione volta ad attestarne la sussistenza).

È necessario che gli aspiranti abbiano “una specifica competenza tecnica nella materia dell’esecuzione forzata” e, inoltre, che siano di condotta morale specchiata e siano iscritti ai rispettivi ordini professionali.

Con riferimento alla condotta morale specchiata, molte circolari hanno espressamente previsto che si possa fare riferimento a quanto previsto dall’art. 17 disp.att. c.p.c. in materia di Albo dei consulenti tecnici d’ufficio.

Quindi il Comitato può anche richiedere ai competenti organi di polizia delle informazioni sulla condotta “pubblica e privata dell’aspirante”; non essendo sufficiente quindi la produzione di un certificato generale del casellario giudiziario, in quanto il requisito in esame potrebbe essere escluso anche in mancanza di condanne di natura penale e, viceversa, essere positivamente riscontrato anche laddove il richiedente abbia in passato riportato condanne di tal fatta.

Il Comitato potrà assumere decisioni discrezionali, le quali, ovviamente, dovranno basarsi su una adeguata istruttoria che non si esaurisce nella produzione del certificato generale del casellario.

La specifica competenza in materia di esecuzione forzata è riscontrata positivamente laddove il candidato: a) abbia svolto nel quinquennio precedente non meno di dieci incarichi di professionista delegato, senza che alcuna delega sia stata revocata in conseguenza del mancato rispetto dei termini o delle direttive stabilite dal giudice dell’esecuzione; b) sia in possesso del titolo di avvocato specialista in diritto dell’esecuzione forzata ai sensi del d.m. n. 144 del 2015; c) abbia partecipato in modo proficuo e continuativo a scuole o corsi di alta formazione organizzati, anche delegando gli Ordini locali, dal Consiglio nazionale forense o dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili o dal Consiglio nazionale del notariato e abbia superato la prova finale di esame al termine della scuola o del corso. Tale requisito può essere maturato anche a seguito della fruizione di analoghi corsi per cui sia previsto il superamento con profitto di una prova finale di esame, organizzati da università pubbliche o private.

Tali requisiti sono alternativi tra loro, nel senso che non è richiesto il possesso di più d’uno di essi.

Per quanto riguarda il requisito “esperienziale” si ritiene che il quinquiennio vada computato a ritroso dalla presentazione della domanda.

Va chiarito però cosa si intenda per incarico svolto e quali incairchi rilevino ai fini del conteggio.

È auspicabile che siano ritenute rilevanti ai fini del numero di incaricahi svolti, anche le deleghe in corso di esecuzione (cioè non concluse) poiché l’attività del professionista delegato è tipicamente suddivisibile in fasi, con la conseguenza che può ritenersi sufficiente che nel corso del quinquennio il delegato abbia “svolto” una o più delle fasi della delega.

Quanto all’equipollenza degli incarichi, può ritenersi “assimilabile” all’incarico del professionista delegato quello ad esempio svolto nelle divisioni ordinarie, mentre non può concludersi in tal senso per lo svolgimento dell’attività di custode.

Con riferimento al requisito di cui alla lett. b), solo di recente il Ministero ha emanato le linee guida per la definizione dei programmi dei corsi di formazione per conseguire il titolo di avvocato “specialista”: in particolare, è prevista una durata biennale dei corsi, con un monte ore di non meno di 200, di cui 100 dedicate specificamente alla didattica frontale.

Ovviamente, il requisito in esame non potrà essere utilizzato in sede di primo popolamento dell’elenco perché nessun aspirante sarà materialmente nella possibilità di esibirne il possesso.

Quanto al requisito che verte sulla formazione teorica del candidato, è opportuno evidenziare che, a mente del comma 8 della disposizione in esame, la Scuola superiore della magistratura elabora con cadenza triennale le linee guida generali per la definizione dei programmi dei corsi di formazione e di aggiornamento.

In data 7.4.2023, la SSM ha provveduto a dettare le suddette Linee guida.

Però la SSM non ha il compito di redigere i programmi e valutarne la conformità alla linee guidda. Questo compito è rimesso al Consiglio dell’ordine che ha organizzato il corso. Fermo restando che la valutazione finale circa la rispondenza del corso o della scuola agli standard individuati dalla SSM spetta al Comitato.

Il raggiungimento dello standard quantitivo è di agevole verifica, mentre più delicata è la questione della verifica del raggiungimento di un soddisfacente livello qualitativo.

Il raggiungimento dello standard qualitativo potrà essere valutato in concreto dal Comitato mediante vierifca della rispondenza del Corso in questione alle linee guida della SSMM.

Altro profilo che ha fatto discutere è quello relativo alla necessità del certificato di residenza nel circondario del Tribunale, che lascia intendere che, per essere iscritto nell’elenco di un certo Tribunale, l’aspirante debba risiedere, appunto, nel relativo circondario, senza che abbia alcun rilievo la circostanza che lo stesso aspirante ivi non svolga l’attività professionale.

La prassi sembra però orientata nel senso di ritenere che al concetto formale di residenza, richiamato nella disposizione, debba equipararsi quello del domicilio professionale, e ciò in applicazione di quanto disposto dall’art. 16, l. n. 526 del 1999, laddove prevede che “per i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, ai fini dell’iscrizione o del mantenimento dell’iscrizione in albi, elenchi o registri, il domicilio professionale è equiparato alla residenza”.

In sostanza, una interpretazione diversa confliggerebbe con tale disposizione che è direttamente collegata ai principi unionali in tema di libera circolazione dei professionisti all’interno del territorio europeo.

Oltre che alla formazione dell’elenco, il Comitato provvede anche alla sua periodica revisione.

In primo luogo, si prevede che ogni tre anni l’iscritto debba richiedere la conferma della propria iscrizione e il Comitato valutare tale istanza.

Questa previsione induce a ritenere la durata triennale dell’elenco sarà variabile, atteso che per ciascun professionista il triennio di validità della rispettiva iscrizione decorrerà dalla data del suo formale inserimento nell’elenco con delibera del comitato.

I requisiti della conferma sono similari a quelli previsti per la iscrizione, salvo quanto concerne il requisito esperienziale che riguarda solo il primo popolamento.

In secondo luogo, sempre con la stessa cadenza, il Comitato deve provvedere alla revisione dell’elenco per eliminare i professionisti per i quali è venuto meno o non è stato dimostrato uno dei requisiti previsti per il mantenimento dell’iscrizione o è sorto un impedimento a esercitare l’ufficio.

In terzo luogo, con cadenza semestrale, il Comitato deve provvedere a disporre la sospensione fino ad un anno o, nei casi più gravi, la cancellazione del professionista, laddove questi si sia visto revocare la delega in una o più procedure per via del mancato rispetto dei termini, delle direttive stabilite dal G.E. o dal mancato assolvimento degli obblighi inerenti alla funzione; la cancellazione preclude l’iscrizione per il triennio successivo.

In buona sostanza il Comitato dovrà riunirsi con cadenza semestrale per dar corso agli adempimenti e ai compiti ad esso demandati.



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