logo la Trifora - newsletter di casa & associati di aggiornamento giuridico

Il fallimento non interrompe il possesso ad usucapionem

Il fallimento  non interrompe i termini per l’acquisto di mobili e immobili per usucapione. Pertanto, anche ove il periodo di possesso continuato si concludesse dopo la pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento dell’intestatario, ovvero dopo la sua trascrizione nei registri immobiliari, l’acquisto sarebbe comunque opponibile alla procedura. La trascrizione ex art. 88 l.fall. è infatti prevista unicamente ai fini dell’opponibilità al fallimento degli acquisti a titolo derivativo e non di quelli a titolo originario.

La Corte di Cassazione con la recente ordinanza n. 28880 del 18 ottobre 2023 si è recentemente espressa con riferimento al tema – oggetto solo di limitati precedenti ( 1 ) – dell’opponibilità alla procedura dell’acquisto per usucapione compiutosi dopo la pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento.

I due gradi di merito, nel contenzioso che ha condotto alla pronuncia di legittimità poc’anzi richiamata, hanno avuto esiti contrastanti. In primo grado, il Tribunale di Roma aveva dichiarato l’intervenuta usucapione di un terreno originariamente intestato ad una società fallita nel 1986, dal momento che altri soggetti avevano esercitato il possesso uti dominuspacifico, ininterrotto e non clandestino sin dal 1977. La Corte d’Appello però riformava la sentenza di prime cure affermando che l’usucapione è invocabile contro i fallimenti solo qualora il ventennio sia scaduto prima dell’apertura della procedura, poiché l’art. 42 l.fall. creerebbe un vincolo d’indisponibilità sui beni del fallito. Era dunque accolta l’eccezione d’improponibilità della domanda sollevata dalla curatela ai sensi degli artt. 42 e 45 l.fall.

La Suprema Corte ha infine cassato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Roma, ritenendo fondate le censure proposte dagli acquirenti. 

Due sono le fondamentali considerazioni della Corte di legittimità che meritano di essere poste in evidenza.

In primo luogo, rispetto alla disciplina concorsuale dettata dagli artt. 42 ss. l.fall.; poiché è stato sottolineato che la trascrizione della sentenza di fallimento nei registri immobiliari può essere invocata per valutare l’opponibilità al fallimento di atti di acquisto della proprietà immobiliare a titolo derivativo, ma non di atti di acquisto della proprietà a titolo originario, come nel caso dell’usucapione ed il fallimento di per sé non incide sulla condizione di fatto dei beni della fallita, che è quella che rileva ai fini dell’usucapione.

In secondo luogo, rispetto alla disciplina civilistica, in quanto è stato anche ribadito che in tema di usucapione, in base al combinato disposto degli artt. 1165 e 1167 c.c., la prescrizione acquisitiva è interrotta o dalla privazione del possesso per oltre un anno, o dall’esercizio di un’azione giudiziale volta al recupero del possesso se questo è stato recuperato (non essendo sufficiente la messa in mora o la diffida a restituire secondo Cass. n. 30079/2019), ipotesi nelle quali palesemente non rientra la dichiarazione di fallimento dell’intestatario del bene da usucapire.

La fattispecie è stata così ricondotta dalla Suprema Corte entro la più corretta e condivisibile interpretazione della disciplina civilistica e concorsuale, riaffermando che la sentenza di fallimento non è idonea ad impedire l’acquisto del diritto di proprietà a titolo originario ai sensi degli artt. 1158 ss c.c., non creando un vincolo d’indisponibilità sul bene.

Avv. Michele Pezzato – avvpezzato@casaeassociati.it


  1. Si era già espressa sul punto Cass. 15137/2021, ove era stato affermato che in tema di usucapione, la pronunzia della sentenza dichiarativa del fallimento e la sua trascrizione, ex R.D. n. 267 del 1942, art. 88, sono inidonee ad interrompere il tempo per l’acquisto del diritto di proprietà, conseguendo l’interruzione del possesso solo all’azione del curatore tesa al recupero del bene mediante spossessamento del soggetto usucapente, nelle forme e nei modi prescritti dagli artt. 1165 e 1167 c.c. In precedenza, su questioni comunque afferenti a detto tema, Cass. 13184/1999 ha stabilito che è proponibile la domanda di acquisto della proprietà immobiliare per usucapione nei confronti della curatela fallimentare, atteso il carattere di acquisto a titolo originario che, con essa, si intende far verificare, senza che risultino a ciò di ostacolo gli artt. 42 e 45 della legge fallimentare. ↩︎


CONDIVIDI L'ARTICOLO ↴

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Iscriviti per ricevere approfondimenti e consigli sul mondo giuridico