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Estinzione del processo, il mancato rispetto del termine per presentare note scritte non produce gli stessi effetti del mancato deposito

Alla fattispecie di cui al D.L. n. 34 del 2020, art. 221 comma 4, convertito nella L. n. 77 del 2020, secondo cui se nessuna delle parti effettua il deposito telematico di note scritte il giudice provvede ai sensi dell’art. 181 comma 1 c.p.c., non può equipararsi il deposito comunque effettuato dalla parte senza osservare il termine di cinque giorni prima della data fissata per l’udienza, purché avvenga entro tale data.

La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 32827 del 27 novembre 2023, si è espressa sul tema del mancato rispetto del termine per il deposito di note scritte in sostituzione dell’udienza, nel caso in cui lo stesso sia effettuato oltre la scadenza prevista ma entro il giorno dell’udienza stessa.

Il caso su cui la Corte è stata chiamata a rispondere trae origine dalla sentenza n. 190/2022 della Corte d’appello di Napoli, con la quale era stata ordinata la cancellazione della causa dal ruolo e dichiarata l’estinzione del giudizio ai sensi degli artt. 181, 309 e 348 c.p.c. per mancata comparizione delle parti in udienza. Avverso la predetta sentenza le parti proponevano ricorso per cassazione deducendo l’esistenza di un “error in procedendo”, avendo la Corte d’appello di Napoli erroneamente ritenute disertate le udienze.

Nel giudizio di appello, svoltosi in modalità cartolare, le parti avevano infatti depositato note scritte in sostituzione dell’udienza, per due volte consecutive, oltre il termine di cinque giorni precedenti alla data delle stesse, ma comunque entro le date delle udienze fissate dalla Corte. Tuttavia, il giudice del gravame, equiparando il mancato rispetto del predetto termine concesso alla radicale diserzione all’udienza, ordinava la cancellazione della causa dal ruolo e dichiarava l’estinzione del procedimento.

La questione sulla quale viene chiamata a pronunciarsi la Corte di Cassazione, pertanto, attiene alla possibilità di equiparare il mancato deposito assoluto di note scritte in sostituzione dell’udienza alla fattispecie di deposito tardivo delle stesse, ma pur sempre entro la data fissata per l’udienza stessa.

Nel ragionamento della Suprema Corte due sono le riflessioni che meritano di essere poste in evidenza.

In primo luogo, rispetto alla disciplina dettata dall’art. 221 del D.L. n. 34 del 2020, norma applicabile ratione temporis, la Corte pone in evidenza come nella logica di tale disposizione risulti evidente che il mancato deposito assoluto delle note scritte delle parti è equiparato alla mancata comparizione delle stesse in udienza, configurandosi la mancata effettuazione del deposito come implicita rinuncia alla prosecuzione del processo. Pur tuttavia, a tale fattispecie non può essere equiparata quella del mancato rispetto del termine di cui allo stesso art. 221 comma 4, purché il deposito avvenga entro il giorno dell’udienza. Come ha modo di sottolineare la Corte, il predetto termine non rientra tra i termini perentori il cui mancato rispetto comporta nullità degli atti tardivi, bensì si tratta di mero termine ordinatorio ex art. 152 comma 2 c.p.c. Ne consegue, dunque, che la sua inosservanza non comporta effetti identici a quelli che la legge attribuisce all’omesso deposito, salvo che non sia oltrepassata la data fissata per l’udienza.

In secondo luogo, la Corte sottolinea come a norma dell’art. 152 comma 2 c.p.c. tutti i termini stabiliti dalla legge sono da considerarsi ordinatori a meno che la legge non li dichiari espressamente perentori. A sostegno si rivela utile il paragone con la norma di cui all’art. 127-ter c.p.c., introdotta dal D. LGS. 149 del 2022, nella quale il legislatore prevede espressamente la perentorietà dei termini per il deposito delle note scritte, con tutte le conseguenze processuali del caso. Il parallelo tra l’art. 221 del D.L. n. 34 del 2020 e l’art. 127-ter c.p.c. rende ancor più evidente come l’intenzione del legislatore del 2020 non fosse, pertanto, quella di stabilire un termine perentorio per il deposito delle note scritte.

Con l’ordinanza con la quale ha cassato con rinvio la sentenza della Corte d’appello di Napoli, la Suprema Corte ha dunque ha ricondotto la fattispecie di tardivo deposito di note scritte ex art. 221 del D.L. n. 34 del 2020 entro una più corretta e condivisibile interpretazione, riaffermando che il tardivo deposito delle stesse non può dar luogo a quegli effetti che la legge stabilisce specificamente e tassativamente per il mancato deposito assoluto.

Dott. Alessandro Macchion – dottmacchion@casaeassociati.it



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