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Disconoscimento ex art. 214 c.p.c.: deve rivestire i caratteri della specificità e della determinatezza

Il disconoscimento di una scrittura privata, ai sensi dell’art. 214 c.p.c., pur non richiedendo formule sacramentali o vincolate, deve, comunque, rivestire i caratteri della specificità e della determinatezza e non risolversi in espressioni di stile con la conseguenza che colui il quale vuole negare l’autenticità della propria sottoscrizione è tenuto a specificare, ove più siano i documenti prodotti, se siffatta negazione si riferisca a tutti o ad alcuni soltanto di essi. Tuttavia, non è generico il disconoscimento delle sottoscrizioni di tutti gli atti posti a fondamento del preteso credito e, in tal caso, va disposta la verificazione, qualora tempestivamente richiesta – di Avv. Eleonora Polazzo

Con recente pronuncia, la Corte di Cassazione (Cass. Civ., ordinanza n. 35290 del 18 dicembre 2023), è tornata ad occuparsi dei requisiti formali del disconoscimento di una scrittura privata ex art. 214 c.p.c.

Nel contesto di una opposizione a decreto ingiuntivo, il debitore opponente aveva disconosciuto la propria sottoscrizione apposta su di una serie di contratti, ove veniva ravvisata la causa del credito dell’opposta. Il creditore opponente, a sua volta, aveva tempestivamente proposto istanza di verificazione. Tuttavia, sia il Giudice di prime cure sia, in seguito, la Corte territoriale, avevano ritenuto che il disconoscimento effettuato dall’opponente fosse stato troppo generico, in quanto rivolto “a tutti gli atti posti a fondamento del preteso credito”, rigettando l’eccezione perché irrilevante e senza nemmeno procedere alla verificazione.

La Cassazione, dopo aver ribadito il proprio consolidato orientamento secondo cui “il disconoscimento di una scrittura privata, ai sensi dell’art. 214 c.p.c., pur non richiedendo formule sacramentali o vincolate, deve, comunque, rivestire i caratteri della specificità e della determinatezza e non risolversi in espressioni di stile con la conseguenza che colui il quale vuole negare l’autenticità della propria sottoscrizione è tenuto a specificare, ove più siano i documenti prodotti, se siffatta negazione si riferisca a tutti o ad alcuni soltanto di essi (cfr., ad es., Cass. n. 24456/2011 e Cass. n. 12448/2012)” (così, Cass. Sez. 2, 22/01/2018 n. 1537, punto 5 in motivazione)”, ha tuttavia ritenuto, nel caso di specie, che la Corte territoriale non avesse giustificato il motivo per cui aveva ritenuto generica l’eccezione indirizzata dall’opponente (ricorrente in Cassazione), avente ad oggetto, debitamente, le sottoscrizioni di tutti gli atti posti a fondamento del credito portato dal decreto monitorio, cioè di tutti gli atti che risultavano prodotti dalla parte avversa e che, pertanto, non poteva essere considerata generica e non implicante la necessità della verificazione.

In applicazione del suddetto principio, la Suprema Corte ha ritenuto sussistente il vizio dedotto dal ricorrente, dovendosi dare applicazione all’art. 214 c.p.c. con la prescritta verificazione; difatti, a fronte dell’eccezione di disconoscimento sollevata dall’opponente, parte opposta aveva correttamente formulato istanza di verificazione delle sottoscrizioni disconosciute, che, contrariamente a quanto asserito dal giudice d’appello, implicava la necessità della verificazione, a nulla rilevando quanto dalla stessa corte territoriale ulteriormente ritenuto, e cioè che, in difetto di prova contraria, la corrispondenza fra soggetti sottoscrittori e parti menzionate nel contratto fosse desumibile dalla circostanza per cui tra gli atti sottoscritti vi era anche l’attestazione di ricezione della raccomandata con la quale era stata comunicata la cessione dei crediti e che gli atti relativi ai prestiti garantiti recavano anche le sottoscrizioni di altri coobbligati.

In conclusione, il ricorso è stato accolto in relazione al secondo motivo di ricorso, assorbiti i restanti, per cui la sentenza impugnata è stata cassata e rinviata la causa alla Corte d’appello di Ancona, in diversa sezione e diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.



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