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Gli obblighi dell’attestatore ed il diritto al compenso

Con la relazione redatta ai sensi dell’art. 161 comma 3 l.fall. l’attestatore deve fornire ai creditori un mezzo che consenta una compiuta informazione, permettendo loro di valutare la convenienza della proposta, l’affidabilità del piano, ma anche la fiducia che può essere riposta nel debitore – di avv. Michele Pezzato

La Suprema Corte, con la recente ordinanza n. 36401 del 29 dicembre 2023, ha svolto una compiuta analisi degli obblighi imposti all’attestatore ai sensi dell’art. 161 comma 3 l.fall. nell’àmbito della procedura di concordato preventivo.

Il caso preso in esame dai giudici di legittimità atteneva ad una società che aveva fatto accesso ad una procedura di concordato ex art. 161, comma 6, l.fall. e che successivamente aveva depositato la proposta e il piano. Il C.G. segnalava però come a bilancio fossero riportate poste attive fittizie, dal momento che la debitrice, ante-concordato, aveva effettuato prelievi per circa 1 milione di Euro, che non risultavano iscritti a bilancio. Di tutto ciò era omesso ogni riferimento sia nella domanda di concordato, sia nella proposta, sia nella relazione di attestazione.

Tutto ciò conduceva all’apertura di un procedimento ex art. 173 l.fall., che si concludeva con la revoca del concordato e la dichiarazione di fallimento della società debitrice.

Pur a fronte di tali vicende che riguardavano la procedura concordataria, l’attestatore domandava l’ammissione al passivo fallimentare per il proprio compenso, in via prededucibile.

La Suprema Corte, all’esito del giudizio di legittimità, confermava l’esclusione del credito del professionista, sottolineando in particolar modo come la curatela avesse opposto l’eccezione d’inadempimento nei confronti dell’attestatore e che quest’ultimo non era stato in grado di provare l’adempimento ai propri obblighi con la diligenza prevista dall’art. 1176 comma 2 c.c.

Erano dopotutto state completamente omesse le valutazioni riferite ai già menzionati prelievi operati da parte della società, non risultanti dal bilancio.

I principi opportunamente valorizzati dalla Corte di Cassazione, che meritano senza dubbio di essere richiamati in questa sede, erano quelli attinenti al fatto che l’attestazione di veridicità dei dati aziendali ex art. 161, comma 3, l.fall. non è un’attività asettica ed astratta, ma è calata in un contesto concordatario al cui interno è espressamente finalizzata a consentire ai creditori di avere una visione chiara, esaustiva ed affidabile dell’azienda – in modo da comprendere anche l’iter che ha portato l’imprenditore ad interpellarli sulla possibilità di concordare una risoluzione della crisi alternativa al fallimento – oltre che a fornire all’autorità giudiziaria tutti gli elementi necessari per esprimersi adeguatamente dapprima sulla ammissibilità e poi sulla omologabilità della domanda di concordato.

Diversamente opinando l’attestazione perderebbe sostanzialmente di significato, mentre essa costituisce il mezzo per raggiungere l’obiettivo di una effettiva informazione dei creditori, funzionale alla decisione che gli stessi sono chiamati a prendere sulla proposta concordataria, con una “disclosure” esaustiva e non superficiale sulle condizioni dell’impresa, riguardante anche le vicende che hanno condotto sino alla procedura concordataria.

La Suprema Corte, con la richiamata sentenza, ha quindi ribadito con forza la centralità del ruolo dell’attestatore nell’àmbito della procedura concordataria; l’importanza della sua relazione nel processo elaborativo del consenso dei creditori, che non si limitano a fredde valutazioni finanziarie, ma per il tramite dell’attestazione devono anche poter misurare la “meritevolezza” del debitore, la quale è invece sottratta al sindacato giurisdizionale.

Tutto ciò è presupposto del diritto al compenso dell’attestatore, Perciò, naturalmente, qualora la relazione non fosse in grado di consentire ai creditori tali valutazioni, gli obblighi del professionista non potrebbero dirsi adempiuti con la diligenza dovuta ai sensi dell’art. 1176 comma 2 c.c.



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