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Composizione negoziata: banche e creditori pubblici nel mirino del decreto correttivo

Lo schema di decreto correttivo del Codice della Crisi, che verosimilmente nel mese di maggio 2024 approderà al Consiglio dei Ministri, dimostra l’apprezzabile intento di porre rimedio ai principali problemi applicativi della composizione negoziata. In primo luogo, cercando di meglio regolamentare i rapporti tra imprenditore ed istituti di credito; in secondo luogo, portando l’Agenzia delle Entrate e i creditori pubblici al tavolo delle trattative. Ecco alcune novità che si prospettano.

La composizione negoziata, eminentemente stragiudiziale, espone ex se l’imprenditore in crisi a notevoli difficoltà nel gestire i rapporti con i creditori, spesso pronti a contrastare con forza qualsiasi tentativo di rinegoziazione del debito. In questo contesto, le recenti modifiche legislative mirano a fornire una soluzione con riferimento ad alcuni dei profili che, in questi primi anni di vigenza dell’istituto in questione, si sono rivelati maggiormente problematici. Lo schema di decreto correttivo al Codice della Crisi attualmente al vaglio del governo e non ancora entrato in vigore, secondo quanto diramato, dovrebbe condurre ad una rilevante modifica (tra le varie) dell’art. 16, comma 5; dell’art.18, commi 5 e 5-bis; dell’art. 22, comma 1, lett. a), e dell’art. 23, comma 2-bis, CCII.

Possono essere separatamente trattate le modifiche che si prospettano per gli artt. 16, 18 e 22 CCII, rispetto a quella prevista per l’art. 23 CCII.

Le modifiche agli artt. 16, 18 e 22 CCII riguarderanno in particolar modo la posizione degli istituti di credito nell’àmbito della composizione negoziata della crisi:

  • il nuovo art. 16, comma 5, CCII, in merito ai doveri delle parti nel corso della composizione negoziata, prevedrà che: “[…] La notizia dell’accesso alla composizione negoziata della crisi e il coinvolgimento nelle trattative non costituiscono di per sé causa di sospensione e di revoca delle linee di credito concesse all’imprenditore né ragione di una diversa classificazione del credito. Nel corso della composizione negoziata la classificazione del credito è determinata tenuto conto di quanto previsto dal progetto di piano rappresentato ai creditori e della disciplina di vigilanza prudenziale, senza che rilevi il solo fatto che l’imprenditore abbia fatto accesso alla composizione negoziata. L’eventuale sospensione o revoca delle linee di credito determinate dalla applicazione della disciplina di vigilanza prudenziale deve essere comunicata agli organi di amministrazione e controllo dell’impresa, dando conto delle ragioni specifiche della decisione assunta. La prosecuzione del rapporto non è di per sé motivo di responsabilità della banca e dell’intermediario finanziario”;
  • il nuovo art. 18, commi 5 e 5-bis, CCII, in merito alle misure protettive, stabilirà invece che: “[…] Resta ferma la disciplina di vigilanza prudenziale per la sospensione o revoca degli affidamenti che eccedono l’ammontare delle linee di credito utilizzate al momento dell’accesso alla composizione negoziata. La prosecuzione del rapporto non è di per sé motivo di responsabilità della banca o dell’intermediario finanziario”.

Fermo quanto previsto dal comma 5, le banche e gli intermediari finanziari, i mandatari e i cessionari dei loro crediti, nei cui confronti operano le misure protettive, non possono, dal momento della conferma delle stesse, mantenere la sospensione delle linee di credito accordate e non utilizzate al momento dell’accesso alla composizione negoziata, determinata dall’applicazione della vigilanza prudenziale ai sensi dell’articolo 16, comma 5”;

  • ai sensi del nuovo art. 22, comma 1, lett. a), CCII, in merito alle autorizzazioni concedibili dal Tribunale, sarà poi stabilita la possibilità di: “[…] a) autorizzare l’imprenditore, ai fini del riconoscimento della prededuzione, a contrarre finanziamenti in qualsiasi forma, compresa la richiesta di emissione di garanzie, oppure autorizzare l’accordo con la banca e l’intermediario finanziario alla riattivazione di linee di credito sospese per effetto degli articoli 16, comma 5, e 18, comma 5, o prima dell’accesso alla composizione negoziata; […]”.

Tali integrazioni alla disciplina originariamente prevista dal CCII consentiranno, innanzitutto, di ribadire che l’accesso alla composizione negoziata non deve automaticamente determinare la sospensione o la revoca delle linee di credito esistenti (art. 16 CCII). Ma, fin qui, nulla di nuovo.

La grande innovazione deriverà soprattutto dal tentativo d’individuare un punto di sintesi tra composizione negoziata e normativa prudenziale bancaria. Le banche, ai meri fini della classificazione del credito e dunque dell’applicazione della disciplina di vigilanza prudenziale, dovranno considerare non soltanto le condizioni in cui versa l’impresa, ma anche e soprattutto il piano di risanamento da quest’ultima presentato. La modifica normativa è guidata dall’evidente necessità di evitare che l’accesso alla composizione negoziata si traduca automaticamente in una restrizione del credito; un fenomeno che spesso ha aggravato le condizioni di imprese già in difficoltà che tentavano di uscire da quest’ultima. È fatto oramai notorio, dopotutto, che in presenza di un’impresa in composizione negoziata le banche tendano a sospendere o revocare le linee di credito esistenti, isolandola ulteriormente. Con la nuova normativa sarà quindi chiarito che le decisioni relative alla gestione del credito dovranno basarsi non solo sullo stato di crisi dell’imprenditore, ma anche su quelle che sono – in concreto – le prospettive di risanamento derivanti dal piano presentato. Il fine ultimo perseguito dal legislatore è dunque quello di consentire quanto più possibile una continuità finanziaria per l’impresa durante il processo di ristrutturazione.

Peraltro, per garantire un maggior rigore, la norma prevedrà la necessità per l’istituto di credito di dar atto agli organi di gestione e controllo dell’impresa – con apposita comunicazione – non soltanto dell’eventuale sospensione o revoca delle linee di credito, ma anche delle specifiche ragioni che l’hanno determinata, così permettendo un vaglio della scelta, nel merito.

Inoltre, il legislatore è intervenuto per colmare un vuoto normativo nell’àmbito delle misure protettive. Ora sarà espressamente stabilito che, in caso di concessione di queste ultime, le linee di credito non utilizzate al momento dell’accesso alla composizione negoziata dovranno rimanere disponibili a meno che non intervengano specifiche esigenze di vigilanza prudenziale (art. 18 CCII). Anche in tal caso la ragione è, da un lato, impedire che durante il periodo critico della rinegoziazione del debito le banche possano revocare in modo arbitrario o preventivo il credito già accordato e non ancora utilizzato; dall’altro lato, e in tal caso a tutela degli istituti di credito, che al contempo le banche non debbano, in ragione della sola pendenza di misure protettive, continuare a “foraggiare” un’impresa in crisi alla quale, invece, sulla base disciplina di vigilanza prudenziale, dovrebbero essere revocate le linee di credito.

Infine, il Tribunale potrà autorizzare l’imprenditore a contrarre nuovi finanziamenti o a riattivare linee di credito in precedenza sospese, ma con riconoscimento della prededuzione (art. 22 CCII). Questa disposizione è volta ad introdurre una maggiore flessibilità, permettendo all’imprenditore anche di ripristinare la liquidità indispensabile e non più fruibile, facilitando le operazioni quotidiane e permettendo l’attuazione del piano di risanamento.

Nel generale ed apprezzabile intento del legislatore, qualche perplessità suscita sicuramente la nuova formulazione dell’art. 22, comma 1, lett. a), CCII poc’anzi richiamata. Nell’applicazione di tale norma non può infatti escludersi una sorta di “effetto boomerang” rispetto alla ratio normativa. La nuova disposizione di legge potrebbe invero rafforzare l’intenzione degli istituti di credito nel sospendere le linee di credito, a fronte di una prospettiva di successiva “vantaggiosa” riattivazione con il rango della prededuzione.

Infatti, se l’art. 22, comma 1, lett. a), CCII, in teoria, dovrebbe fornire un incentivo per le banche a continuare a supportare le imprese in crisi, consentendo a queste ultime, al contempo, di accedere a nuove risorse finanziarie essenziali per il risanamento e la continuità operativa; gli istituti di credito potrebbero invero essere indotti a sospendere preventivamente le linee di credito esistenti, sapendo che le medesime potrebbero essere riattivate a condizioni più favorevoli, grazie al rango di prededuzione, creando così un ciclo vizioso ed aggravando, anziché migliorando, la situazione finanziaria dell’impresa.

Ad ogni modo, per mitigare questi possibili effetti, sarebbe sufficiente demandare al Tribunale, al momento dell’atto autorizzativo, anche una verifica in merito all’originaria legittimità della sospensione delle linee di credito e dunque al fatto che quest’ultima sia avvenuta con corretta applicazione della disciplina sulla vigilanza prudenziale.

Ulteriormente, per quanto riguarda la posizione dei creditori pubblici:

  • il nuovo art. 23, comma 2-bis, CCII prevedrà che “nel corso delle trattative l’imprenditore può formulare una proposta di accordo transattivo all’Agenzia delle entrate, agli enti pubblici territoriali, all’Agenzia delle entrate Riscossione, all’Istituto nazionale della previdenza sociale e all’Istituto nazionale infortuni sul lavoro, che prevede il pagamento, parziale o dilazionato, del debito e dei relativi accessori”.

Dunque, l’imprenditore potrà proporre un accordo transattivo ai creditori pubblici per la ristrutturazione del debito, incluso il pagamento dilazionato o parziale, aumentando la perseguibilità in concreto di un accordo di composizione negoziata, dal momento che sovente detti soggetti rappresentano i principali creditori delle imprese in difficoltà. Tradizionalmente, infatti, i creditori pubblici sono stati esclusi da tali contesti, così rallentando o complicando il processo di risanamento. Con questa nuova normativa, invece, si giungerebbe ad una maggiore flessibilità e ad una risoluzione più efficace e veloce di alcune crisi.

In conclusione, la prospettata riforma rappresenta sicuramente un passo in avanti nella soluzione negoziata delle crisi, facilitando l’accesso a nuove risorse e consentendo il coinvolgimento di una più ampia platea di creditori. È dunque lecito attendersi, con l’entrata in vigore di tale normativa, un incremento dell’efficacia dell’istituto. Peraltro, per quanto attiene al diritto intertemporale, è atteso che le disposizioni del nuovo decreto trovino applicazione tanto per le procedure di composizione negoziata già pendenti alla data di entrata in vigore del decreto, quanto a quelle che verranno avviate successivamente.

A cura di Avv. Michele Pezzato – michele.pezzato@casaeassociati.it



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