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IL GIORNALE DI VICENZA - Martedì, 19 aprile 2016

Il caso. Ora la Smit riparte da 232 telai

Ieri sera la curatela del fallimento St e il gruppo Santex-Rimar hanno firmato il contratto d'affitto d'azienda. Entro la fine dell'anno saranno occupati circa 50 dipendenti che proseguiranno l'attività produttiva della storica industria meccanotessile scledenseSCHIO - La nuova Smit è decollata. E riparte da una commessa di 232 nuovi telai del valore di parecchi milioni di euro. Ieri sera davanti al notaio Roberto Doria di Padova è stato firmato l'affitto d'azienda tra la curatela del fallimento ST, rappresentato dal curatore Cristiano Eberle, e la neonata Smit srl, partecipata integralmente dal gruppo Santex Rimar Group, di cui è presidente Ferdinando Businaro. Ci sono voluti cinque mesi per perfezionare un contratto che non ha molti precedenti nella storia giudiziario-concorsuale italiana, perché il tribunale di Vicenza, con il giudice delegato al fallimento Giulio Borella, ha messo a disposizione dell'affittuario il compendio formato dai beni materiali e immateriali di ST, oggetto di due sequestri giudiziali che il curatore Eberle ha ottenuto, davanti ai giudici Antonio Picardi e Silvano Colbacchini, con l'avvocato Federico Casa. «Da oggi c'è la legittimazione totale da parte del gruppo Santex - spiega il dott. Eberle - a potere agire. C'è un interesse reciproco, tra la curatela, che rappresenta la massa dei creditori esposti per 18-19 milioni di euro, e l'affittuario a valorizzare un bene che ha ricadute economico sociali di primaria importanza per il distretto industriale di cui facciamo parte».Non è stata una passeggiata per le parti raggiungere questo risultato, per la complessità giuridica del contesto. Non a caso si parla già di un "caso Smit" che verrà discusso in un prossimo convegno a livello nazionale. «C'è voluto un coraggio intelligente del gruppo Santex-Rimar, perché ci siamo già assunti importanti oneri economici - spiega l'imprenditore Businaro, che non a caso cita il compianto suocero Giannino Marzotto e gli insegnamenti di cui si sente un epigono - che però non poteva prescindere da una intelligenza coraggiosa della curatela e del tribunale di Vicenza. L'obiettivo è di riportare un'azienda che è un punto di riferimento del settore delle macchine tessili industriali a occupare una quota importante del mercato mondiale. Abbiamo una prima commessa di 232 telai per un cliente asiatico che crede in noi». Com'è noto da settimane, il quartiere generale di Smit da Schio viene trasferito a Trissino, in località Colombara, per riannodare comunque quel legame col territorio. Ai 16 dipendenti che hanno lavorato in questa prima fase embrionale, se ne aggiungeranno un'altra trentina nell'arco di pochi mesi. «Con le rappresentanze sindacali con le quali c'è un rapporto costruttivo, siamo stati trasparenti - aggiunge Businaro, che è affiancato dall'amministratore delegato del gruppo, Stefano Gallucci - e siamo determinati a raggiungere gli obiettivi fissati».I primi telai, la produzione a Schio era ferma da alcuni anni, usciranno da Trissino in estate. L'obiettivo per il 2017 parla di 300 telai e un fatturato di almeno 15 milioni di euro, con una sessantina di dipendenti. Oltre a quelli dell'indotto. «La Smit si iscrive in quel contesto di industria 4.0 - osserva Businaro - per la quale i tradizionali fattori di produzione sono innovati dalla tecnologia di cui va tenuto conto». Al termine del contratto d'affitto il gruppo Santex-Rimar avrà il diritto di prelazione sull'acquisto in base al prezzo che sarà stabilito dal tribunale.

 

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